RECENSIONI


Marzo, 2006-
Cosmiche energie (vitali)
Con un atto pittorico estremamente istintivo, a volte quasi viscerale, trasferisce sulla tela l’energia, la vitalità il forte dinamismo delle pulsioni creative che si agitano vorticose nel suo animo d’artista
e di donna. Ogni colore ogni forma rappresentata hanno per lei una forte connotazione simbolico - espressiva; l’accostamento di cromie diverse, in un impianto apparentemente causale e astratto della composizione, svela il suo continuo e determinato tentativo di rendere tangibile e concreta per ogni osservatore quella travolgente, naturale, inesauribile forza vitale racchiusa in ogni essere umano. Energia che si manifesta nel movimento del corpo, nella forza creativa dello spirito, in una continua capacità e volontà di trasformazione e crescita. Questo linguaggio pittorico è, per lei, fondamentale
per esprimere al meglio la mia continua, prepotente ricerca di libertà personale, espressiva e
creativa.
Nicoletta Tamanini
Trento, Gennaio 2006
Energie emozionali
La pittura di Mariella Martinelli non è la descrizione immediata e statica di un oggetto, di un paesaggio ma attraverso l’uso espressivo del colore l’artista riesce a rendere il flusso delle emozioni della vita, il suo colore, il suo rinnovarsi dinamico, attraverso l’uso di tinte contrastanti complementari, a volte amalgamati a tinte acquerellate antinaturalistiche che esprimono forza e luce,
Le forme perdono “essenzialità”, si stemperano, divenendo linee energetiche, oblique, curve ma anche frante, morbide fino ad esiti di un “astratto figurativo”funzionali ad una stesura più agevole dei pigmenti cromatici in un continuo gioco tra colore e segno.
La pittura non è più mimesi della natura, ma riesce suggerirne la suggestione, dando vita a figure nascoste e mondi intimi e segreti, in grado di trascinare lo spettatore un vortice di emozioni.
Importante e dominante l’ uso del nero (catramina) in efficace contrapposizione con il rosso, cupo incombere delle ansie e delle inquietudini dell’uomo contemporaneo ma anche rafforzato, evidenziatore delle valenze del colore del fuoco, fonte di energia ed amore.
Al di là delle etichette, mode, regole e correnti artistiche il sentire artistico della Martinelli si esemplifica nella ricerca di uno stile e linguaggio autonomo, non classificabile, derivante dalla ricerca di Matisse e dei fauves ,di Kandinski, ma anche agli esiti dell’”Espressionismo astratto”: un’esperienza personale viscerale ed emozionale in grado,per il suo intrinseco pathos, di farsi portavoce di pulsione collettive.
Ad una solida preparazione artistica presso l’Istituto d’Arte di Tento, la Martinelli unisce una forte curiosità e sperimentalismo sia tecnico che stilistico, che fa siche l’artista riesca a rinnovarsi ad ogni opera.
Le regole compositive e cromatiche codificate vengono quindi riscritte a favore delle esigenze della Martinelli, in cui continuo gioco tra pittura e vita.
La sua produzione è popolata da linee sensuali, espressione di un forte Eros.
I suoi quadri sono una efficace fotografia del suo Es, di impulsi compulsivi ed del suo più profondo inconscio che esemplificano nel gesto creativo. Opere dinamiche, curiose e vitali come l’artista, ma nello stesso tempo piacevolmente disordinare, in bilico tra emozioni caotiche e trascinanti, in gradoni parlare anche delle crisi s delle incertezze del quotidiano.
La pittura dell’artista non è solo questo.
In continua ricerca ed analisi di sé e del mondo, spazia agevolmente anche nel figurativo, con esiti di forte intensità, tra cui citiamo la serie dedicata alle donne e all’africa, ma anche allo sport. Colpiscono inoltre per una “finta” immediatezza e semplicità i paesaggi, squarci cittadini o di campi, nature morte. La natura è resa attraverso efficaci schematismi, cromie forti che permettono di immergersi in questi piccoli universi, quasi riuscendo ad assaporarne i profumi e le emozioni
Chiara Girardi
Merano, novembre 2005
Tele firmate Mariella Martinelli
<> era il titolo di un celebre brano dei Beach Boys che fece scuola. Quel brano simbolico di onde benefiche nei rapporti tra le persone, che balzano alla mente immediatamente all’impatto con le opere pittoriche di Mariella Martinelli, artista trentina
Opere quelle di Mariella Martinelli, che hanno la stessa forza e impalpabilità della musica e che infondono immediatamente un senso di benessere di positività. Il suo è un continuo oscillare tra astratto e figurativo, ma ciò che più colpisce è il sapiente utilizzo del colori, accesi, mediterranei, che sprigionano un senso gioioso del vivere. Accostamenti cromatici tanto arditi quanto efficaci, in quel loro amalgamarsi per dare vita ad un vortice energetico. Un mondo di forme, circolarità che sembrano emergere da un vortice genetico e che s’impastano matericamente sulla tela. Rossi, gialli, azzurri, verdi utilizzati in tutta la loro forza cromatica percorsi da gocce,colate di catramino. E questo elemento cromatico nero sembra essere stato scelto per indicare che comunque nel vissuto di ognuno di noi sempre s’annida un lato oscuro in perenne lotta con quello solare della gioia di vivere. Una mostra quella di Mariella Martinelli,che ha colpito il numeroso pubblico accorso alla vernice e che va ad aggiungersi alle numerose mostre allestite nel corso degli anni in Italia e all’estero.
G.B
Bolzano, maggio 2005
Affascinanti appaiono questi ultimi lavori in cui l’artista rappresenta se stessa come simbolo di tutte le donne le donne del mondo. La donna madre, guerriera, sognatrice sempre pronta ad impegnarsi, evolversi, mutare, lottare con forza verso i propri obbiettivi. Accanto la Martinelli propone una rielaborazione astratta della parte inconscia della psiche femminile, ottenuta con pennellate violente e colori dalla forza valenza simbolica: il rosso come fonte di energia ed amore, il nero utilizzato dall’artista per rafforzare e quindi con valenze estremamente positive, fondamentali per continuare il difficile cammino della vita
Nicoletta Tamanini
Bolzano, maggio 2005
Alla mostra personale di Mariella Martinelli, viene presentata una selezione della produzione più recente della trentina, relativa essenzialmente al tema della donna . Distese o in piedi, vestite o seminude, bianche o negre queste donne sono colte in pose sempre diverse ma sempre monumentali e con un rapporto con lo spazio con il quale si confrontano reso intenso dal serrato dialogo di volumi e di colori, costantemente intensi e significanti, che si instaura fra i loro corpi e il mondo che le circonda .In tal modo appaiono di volta in volta, e così è la vita, rassicuranti e inquietanti, dolci e aggressive, espansive e conturbanti . A tale nucleo tematico centrale si affianca una mezza dozzina di quadri del tutto non figurativi. Qui la Martinelli è evidentemente più se stessa e si concentra tutta la sua tensione che nasce dalla studiata giustapposizione di campiture di tinte pastello correlate l’un l’altra e fatte vibrare dal puro segno nero che le raccorda.
Pietro Marsilli
Bolzano, maggio 2005
La donna nell’Arte di Mariella Martinelli
La mostra che si è tenuta a Bolzano, dove la pittrice Mariella Martinelli ha voluto proporre una sua immagine dell’universo femminile, offre qualche spunto di riflessione. Circa il contenuto dei messaggio, si riconoscono, quasi a guisa di junghiani archetipi, tutti i tipi di donna che nella vita è dato da riscontrare, dalla donna madre, alla donna sensuale che fa intravedere abissi che possono essere piacevoli ed inquietanti al tempo stesso…Del resto la parola “fascino”deriva dal latino ” Fascinum “, che significa, in realtà qualcosa di non precisamente tranquillizzante, al confine con le forze occulte dello spirito (cosa che sapeva il creatore dello slogan pubblicitario di un noto liquore, nel vecchio “Carosello” quando affermava che “il primo sorso affascina, il secondo strega”).
Per quando riguarda il fatto artistico in sé gli arditi accostamenti di colore ( che paiono rimandare,per certi versi, al Kandinski del Cavaliere Blu) risultano molto gradevoli, così come va sottolineata l’originale commistione di astratto e figurativo nello stesso quadro, una tecnica pittorica che al pubblico è stata molto apprezzata: alcune donne ritratte richiamano Salvatore Fiume, altre Gauguin, ma Mariella Martinelli, che non appartiene ad alcuna corrente o accademia, riesce a caratterizzarsi per un proprio stile davvero originale che fa storia da sé.
Achille Ragazzoni
Bolzano, maggio 2005
L’artista trentina Mariella Martinelli, con la partecipazione a mostre collettive e personali anche all’estero: Germania, Francia, Polonia e Repubblica Ceca, si arricchisce e cerca lo scambio culturale con le altre realtà artistiche europee.
In questi viaggi elabora la sua creatività espressa in opere che rappresentano la quotidianità nel cammino dell’essere.
Così “La donna nell’arte” quale elemento di assoluta armonia di quel cammino.
Le sue opere tra il figurativo e astratto sono espressione di una pittura “visiva”. Figure femminili senza volto dove la tonalità, soffusa, quasi grigia dei colori, rappresenta l’ inconscio della donna, la solitudine della maternità o l’intima violenza che subisce in silenziosa sofferenza.
Poi con la sferzata di colori, trasmette energia e da luce a quel volto di donna .
E’ la rappresentazione di una donna che vuole lottare, che vuole riscattarsi essere presente, reagire con coraggio e s’incammina a passi decisi, senza lasciare la sua sensualità femminile.
Martinelli è un’artista virtuosa , infatti i suoi lavori si sottopongono a una attenta analisi del visitatore.
A mio parere,approfondendo queste testimonianze della quotidianità, che le riesce con assoluta semplicità ci lascia magnifiche immagini di colore, creando una giusta armonia tra tecnica astratta e figurativa, la Martinelli potrà essere sicuramente un punto di riferimento per un nuovo impressionismo contemporaneo.
Michele Luongo
Repubblica Ceca, Ottobre, 2004
A Mariella Martinelli piace giocare con la vita e con la pittura reinventarsi, osare sempre nuove tecniche e stili nuovi, Prevale tuttavia, come sottolinea la stessa artista, una creatività per lo più istintiva , a volte quasi viscerale, anche se appare evidente il profondo interesse della Martinelli per i maestri dell’Astrattismo in generale e, in particolare, per gli esponenti dell’ “Espressionismo astratto”
La pittura dell’ artista trentina stupisce, trascinando con la forza di una danza vorticosa di linee, forme e colori.
Il movimento, il dinamismo, l’energia che si sprigionano quindi dalle sue opere stimolano, contagiano suggeriscono un prepotente anelito di liberà espressivo - creativa. Vengono proposti arditi e affascinanti accostamenti cromatici in quadri realizzati in acrilico su tela, talvolta con acquerello o tempera su carta.
L’originale impiego inoltre della catramino, con una tecnica che ricorda il “dripping” reso famoso da J. Pollock, guida l’occhio alla ricerca, in un impianto apparentemente casuale ed astratto della composizione, di figure nascoste, di paesaggi familiari alla pittrice, di mondi segreti e misteriosi.
In altre opere la Martinelli , da sempre interessata ai meccanismi della percezione visiva e allo studio sulla valenza psicologica degli accostamenti cromatici, utilizza un linguaggio basato sulla funzione espressivo – simbolica del colore, sul ritmo prodotto dai rapporti reciprochi fra forme indefinite.
Il tutto finalizzato alla creazione di vibrazioni energetico – emotive positive, essenziali per comunicare un’ idea di movimento ,di continua evoluzione e anche di ottimismo.
“ Atteggiamenti psicologici ” questi, per la pittrice, indispensabili all’uomo di oggi – globalizzato e supertecnologico, ma sempre più fragile e solo – per affrontare il difficile percorso esistenziale .
Nicoletta Tamanini
Febbraio,2004
Mariella Martinelli pittrice
Ho avuto modo in più occasioni di vedere opere di M.M. e di conoscerla personalmente. Ciò che mi ha subito colpito è stato anzitutto la sua forza morale e il coraggio per aprire una strada nel mondo, ormai sempre più difficile, dell’arte, e la sua capacità di rimanere fedele ad un impulso innato, ad una sua natura intrinsecamente “artistica”. Questo suo modo naturale di essere non va in cerca ovviamente di atteggiamenti artificiosi, quindi non si pone il problema di correnti artistiche, di stili né tanto meno di mode. Risponde solo alla necessità di essere se stessa. Ciò nonostante il mio occhio, abituato da decine di anni d’insegnamento a percorrere e ripercorrere le opere di artisti antichi e moderni, è tentato di fare dei confronti e degli accostamenti. Per questo, guardando le opere di M.M. dagli oli ai guaches, opere in cui il colore è indubbiamente l’elemento dominante, mentre la linea. sempre libera e un po’ bizzarra, fa quasi da supporto, ed in cui anche gli intenti più figurativi confluiscono immancabilmente in configurazioni straordinariamente astratte; per questo, dicevo, le opere di M.M. non possono non essere accostate, sia per esiti formali, sia per il “modus operandi” a quei movimenti di espressionismo astratto che trovi in W. Kandinsky il loro iniziatore ed ispiratore.
Tutti i miei auguri .
Giancarlo Carraro
Rovereto, agosto 2003
Il Mal d’Africa vissuto con gli occhi di dentro.
Ha scritto un critico famoso, il Wölfflin, che”il vedere è una cosa che deve essere appresa” Eppure quanti credono ancora che, l’arte possa parlare a tutti, che basti dare un’occhiata ad un quadro, per sapere tutto di esso! Si racconta di un collezionista che, dopo aver acquistato da Cèzanne una delle sue belle tele, gli abbia chiesto candidamente: ‹‹ perché ciò che si dice un buon quadro è così orribile a vedere? ››
Ma un critico assai volte vede con estremo favore un quadro diversamente dal comune uomo della strada, che magari lo reputa un lavoro mediocre, o viceversa stronca ciò che gli altri reputano un ottimo lavoro. Il fatto è che bisogna saper vedere,e in questo caso ha ragione Schopenhauer quando afferma che ‹‹un quadro è come un re, il quale è necessario aspettare che parli prima di noi ››
Quanti di noi sanno vedere un quadro, leggere dentro di esso quello che l’artista vi ha messo del suo, che non è necessariamente quello che balza a prima vista ai suoi occhi? Perchè il pittore, - così come il poeta sa estrarre come parola, in una susseguenza di versi, l’immagine del mondo che c’è dentro di lui, - il pittore, dicevo, sa estrarre, o meglio liberare l’immagine di ciò che solo lui vede in una cosa( che sia u n ritratto, un panorama, una natura morta), e riprodurla sulla tela non come la vedono i suoi occhi di fuori, bensì i suoi occhi di dentro .Lo sguardo dentro è un elemento creativo sempre presente i ogni opera d’arte, lo sguardo rivolto all’artista verso la propria interiorità diventa elemento specifico e motivo iconografico sostanziale nell’opera che sa riprodurre,
Questo atto diventa paradigma dell’esistenza, nella quale l’anima sa abbandonare la materia e raggiungere una condizione di piena spiritualità. Un termine non più in uso, “sguardare”, è il termine più appropriato per indicare questo guardare attento,curioso, riflessivo del pittore ma anche dello scultore, del poeta, del filosofo e del fotografo d’arte.
Poeta e pittore fanno metafora di ciò che vedono e sentono,,e noi, se ne abbiamo la sensibilità necessaria, riusciamo a riconoscere nella loro opera questo sguardo dentro di sé che vi hanno lasciato come testimonianza, come chiave ermeneutica di lettura.
Questa premessa la ritengo necessaria per capire la poesia e la spiritualità delle opere di Mariella martinelli, che ho già avuto l’ occasione di ammirare presso la sede del centro di Cultura Rosmini di Trento. Sulle tele dedicate a questo suggestivo mondo che è l’Africa, il continente nero che per generazioni ha incontrato noi europei. Non si scrive e non si parla forse di Mal d’ Africa, vale a dire quella sottile e struggente nostalgia che coglie chi nell’Africa ci ha vissuto, e vivendoci ne ha potuto godere il suo fascino misterioso, inquieto e inquietante? E opportuno con questo termine, Mal d’ Africa, io intitolerei le belle, poetiche e spirituali della Martinelli.
Non so se la pittrice abbia veramente conosciuto quel Africa che ha così bene interpretato o se si sia affidata in parte ad esperienze altrui e in parte alla sua propria interpretazione. Cosa di poca importanza, perché basta anche saper cogliere la poesia di una cartolina o di una foto ben fatta, per farne metafora, dargli il proprio marchio di qualità, aggiungervi quello che ha visto il suo sguardo di dentro. Del resto, il romanziere Emilio Salgari, che nei suoi racconti magistrali ha fatto conoscere a noi ragazzi il fascino misterioso del mondo orientale, non si è mai mosso dalla sua Verona. Quello che spicca per prima cosa in questa tematica pittorica è la poesia e nello stesso tempo la vivacità dei colori. I colori sono in effetti il simbolo magico e spirituale dell’Africa. E qui, in queste tele, c’è tutto il mondo così diverso dal nostro, con rappresentati alcuni momenti dei riti e delle tradizioni e dei costumi dell’ Africa nera,della vera Africa, quella tribale ancora in parte selvaggia ma genuina con i suoi costumi e le sue superstizioni, i vestiti semplici ma vistosi, i tatuaggi e le scarnificazioni, le pettinature complicate e stranissime, le tinture dei capelli e dei denti, con l’uso di inserire degli anelli nel settore nasale e sul labbro inferiore, e un grande numero di braccialetti alle gambe e alle braccia, o collane di conchiglie al collo. Un’Africa che forse non c’è più, o solo in qualche zona ancora risparmiata dalla civiltà.
Un mondo che è rappresentato con grande dovizia di particolari dalla Martinelli, che pare un mondo anche suo, perlomeno sentimentalmente e spiritualmente.
Un mondo, tra l’altro, che mi fa ricordare quello descritto in un libretto della Biblioteca dell’Università Popolare Milanese, dal titolo l’Africa, uscito ancora nel lontano 1914, che conservo gelosamente, e di cui non posso non citare una breve ma interessante passo, che bene si addice a queste tele: ‹‹ Le donne sono a volte orribili di viso; portano i capelli corti, tatuaggi, braccialetti, fazzoletti in testa, ed hanno quasi aspetto di uomini. Cosa naturale per esse è starsene anche quasi completamente ignude, senza provare senso di pudore né di vergogna. Tutte vanno pazze per le stoffe, specie per quelle con i colori vistosi, e quelle di loro che si possono mettere addosso un cencio qualsiasi, ma colorato di vivo, si sentono, e vengono considerate dalle altre, infinitamente superiori, delle privilegiate››.
Parole, queste, da mettere in cornice e aggiungere ai quadri della Martinelli. Sarebbero la migliore presentazione, il più efficace commento delle sue opere
Italo Bonassi
Trento, aprile 1999
Ci si ritrova nello studio dell’Artista e il discorso fluisce su mille argomenti, dentro la pausa di un caffé , c’e di mezzo il tempo, la brutta stagione e per contrasto si parla d’estate, quando il Villaggio Verde è tutta animazione, via vai di gente, di- sportivi, di velisti, di surfisti, di virtuosi della bici che inanellano giri attorno ai due laghi di Caldonazzo e Levico.
La discussione, il conversare hanno predisposto l’atmosfera giusta per girare nel suo atelier, nello studio che odora di vernici. L’Artista ha già appoggiati, disposti i suoi quadri accanto alle pareti…se li figura già appesi nella sala della mostra…ha individuato le angolazioni da cui possono essere visti, ammirati, capiti.
Nella mostra precedente a Calceranica, nell’ estate 1998, seicento persone hanno visitato le sale di cui Mariella Martinelli esponeva, seicento persone hanno firmato il “ suo libro di bordo”, seicento persone si sono soffermate davanti al ciclo dei suoi atleti e toreri.
C’erano “ragazzo sulla tolda della barca a vela” “Volo col parapendio”, “ Amazzone a cavallo “, “Hockey sul ghiaccio”, “Football americano” e poi” Torero” . Alcune di queste tele sono qui a significare una continuità, non ripetitiva ma solo passaggio, balzo in avanti, per presentare altri lavori che hanno implicato ricerca.
Martinelli ha in sé l’urgenza di sperimentare in continuità, di provare, di trovare nuovi modi per proporre tele e temi.
Le pareti dello studio le sembrano strette, così la troviamo in giro per i paesi, le cittadine , le borgate è ”per farsi la mano” come lei dice, cerca di cogliere con rapidi schizzi a matita figure e persone che leggono – discutono - hanno pose assorte o esprimono inquietudini.
La velocità, il movimento sembrano destare il suo interesse in questo periodo… mezzi con i quali intende esprimere il movimento psicologico dei suoi personaggi.
Lo sport per lei è grinta – forza – determinazione verso obbiettivi e mete sempre nuove.
Ognuno di noi nel suo intimo ha un progetto di vita che gradualmente cerca di perseguire, un progetto di vita che incresce nel confronto con, gli altri, con i contatti fra artisti e con i coetanei, con le nuove amicizie, le nuove conoscenze artistiche e culturali.
Ecco allora le nuove tele come “ Golf ” in cui traspare ancora il disegno, ma dal quale prorompe anche tutta l’energia del lanciatore a buca… Boxe dove la tensione dei corpi non impedisce un senso di leggerezza compositiva… Karate dove abbondano i contrasti dei toni verdi - gialli – blu - turchese…Hockey dove i colori ci offrono compiutamente il guizzo repentino, tutto scatti e vita, degli atleti…
Ancora alcuni cow boy sulla porta dei ranch, quasi spettatori di un cammino artistico della Martinelli
L’ Artista ora si sente libera nel suo lavoro: le forme non hanno per lei grande importanza. Le permettono di stendere il colore, le tinte, le vernici , gli oli, le tempere come espressione dei suoi stati d’animo.
Vorrebbe inseguito raggiungere l’abilità, la capacità di esternare i sentimenti, la pienezza della vita, gli stati d’animo più profondi di quando va dipingendo, dei personaggi che propone, che osserva.
Si misura perciò con tecniche particolari che possono rendere la scabrosità dei caratteri…si intravedono visi devastati, appena abbozzati, corpi resi con tratti veloci, al fine di raggiungere il cuore della gente, sentire profondamente, sentire con tenerezza, esprimere il calore dei sentimenti.
Martinelli vuole raggiungere una pittura piena di evento e significato.
Se disegnare / dipingere è come lavorare, il suo sforzo è volto a “ .bucare il muro che separa la realtà e la sua rappresentazione.”
Prepara nuovi studi . le sue chine immediate, quelle sulla diaspora del Ruanda, del Burundi, sull’Africa e le donne dell’Africa, sulle figure statuarie di quel immenso continente, figure avvilite dolenti per la guerre e i contrasti tribali.. poi altre chine , sulla guerra, sull’esodo del Kosovo, della Bosnia… chine semplici, altre acquerellate, ma con una resa immediata di quella umanità sconfitta e tormentata.
Il suo discorso pittorico si avvia anche verso questa pista: in futuro ci potrebbe essere una mostra, una collaborazione con questi disegni - schizzi – impressioni.
Alle pareti del suo studio sta nascendo un’altra rassegna, è in nuce un’altra personale, sta per nascere per articolarsi: le tele sono 8/10…Maschere di uomini…angeli…uccelli… persone…città deserte…un focolare…Sono tele fresche, brillanti, fasciate da una brillante cornice nera, forme libere, colori che si fanno forma, per cercare altri modi di comunicare.
L’Artista si è presentata a questo appuntamento predisponendo un numero di tele capaci di offrire una panoramica completa delle sue pitture
Ora saranno gli ospiti dell’ Associazione “ Dante Alighieri “ sezione di Trento, accolta presso il Centro Rosmini a decretarne il successo.
Luciano De Carli
Nogaredo,, settembre 1999
Mariella Martinelli ritrova se stessa nella forza comunicativa del colore, dei colori. E sono proprio i colori che nelle sue composizioni si eseguono in una specie di cerchio magico, nel quale figure vere e allucinazioni si confondono in ritmi eccitanti e giocosi.
Mario Cossali
Calceranica, Agosto 1998
Il linguaggio delle emozioni
Una casa in riva al lago di Caldonazzo, una dimora atelier con tante tele appostate sulle scale-ballatoi e nel soggiorno: la casa dell’Artista .Una grande teca raccoglie gli ultimi lavori che MARIELLA MARTINELLI ha dipinto.
L’artista si presenta con non - chalanche: porge, a fiotti intermittenti, i suoi lavori come se parlasse e presentasse cose d’altri. E’ però un’aria sprovveduta che sottende una realtà forte- capace di proporsi – di realizzare. Quando l’indimenticabile pittore e musicista caldonazzese ELIO CIOLA diceva di lei “ Dipingi come un uomo! “ ci comunicava una verità.
L’Artista però, se stuzzicata, si appassiona ed esprime realmente ciò che sente, cerca nuove strade.
Una sembra averla proprio trovata sia come felice intuizione che come mezzo per i suoi giochi di colore e forma: è quella degli sport… cose dinamiche…cose in movimento che le permettono veloci,abbozzate pennellate di colore, colore che poi graffia, che tratta con spatola e scagliola, colori che rende matrici per darci altre impressioni ed emozioni.
Dalle linee oblique delle primissime tele, di quelle incorniciate cupamente in nero, è passata alle linee curve. (Le linee oblique esprimono il movimento il mettersi in cammino, l’andare l, la spinta avanti, il partire, l’inizio… ma esprimono anche le resistenze, gli scontri,e rotture di equilibrio.
Le linee curve, invece, manifestano dolcezza, accoglienza,pienezza, fecondità, fantasia, sogno, incertezza e dubbio, il mettersi in discussione per ripartire).
Ma in questa nuova produzione troviamo anche la presenza delle linee spezzate che vogliono esprimere forza, il desiderio di vivere, l’esplosione della gioia. Danno l’idea della lotta, della competizione intelligente, a volte del tormento e rovello interiore.
Ed ecco in questo nuova dimensione RAGAZZO SULLA TOLDA DELLA BARCA A VELA o YACHT, visto quasi di sghembo a significare la forza, l’impegno nell’arte di navigare, del passaggio in mare, dall’evitare scogli, del godere la brezza che frusta il viso.
VOLO CON PARAPENDIO: Linee di ogni tipo che si intersecano e danno forma al colore.
A CAVALLO: un’amazzone o un cavaliere contro la montagna rossa fuoco misteriosa.
HOCKEY SU GHIACCIO: dove si sentono rumoreggiare le steccherei giocatori; lo slancio è segnato dalla mescolanza vorticosa del colore.
FOOTBALL AMERICANO – RUGBY
…mancano ancora i ciclisti, i pugili e poi siamo dentro la saga di Ernest Hemingwai.
Con l’ammirato Ernesto siamo però dentro il suo romanzo “Fiesta” con la tela di “torero. Vale la pena rivendicare qualche scorcio di questo romanzo per capire la forza di questo quadro…
Una lettera da fare per presentare un quadro in cui stanno di fronte vita e morte/rosso e nero/ sangue e buio/cappa del torero e toro/uomo e bestia /intelligenza ed istinto/armonia e massa. Questa una tappa da cui muovere in futuro.
Ci sono poi le cartelle con le nuove piste di lavoro . schizzi a matita, disegni a carboncino, nudi che in seguito faranno capolino in altre occasioni.
Luciano De Carli
Caldonazzo, giugno 1989
Mariella Martinelli abita a Calceranica ed affronta per la prima volta il giudizio del pubblico.
I suoi quadri esprimono un carattere forte, forse un tantino battagliero, ed ama esprimersi con colori vistosi di sicuro richiamo per il visitatore . Sotto, sotto però rivela una sensibilità d’animo, una dolcezza negli accostamenti quasi alla ricerca di fondere la pittura con la poesia in un’unica interpretazione
Mario Pacher
Cosmiche energie (vitali)
Con un atto pittorico estremamente istintivo, a volte quasi viscerale, trasferisce sulla tela l’energia, la vitalità il forte dinamismo delle pulsioni creative che si agitano vorticose nel suo animo d’artista
e di donna. Ogni colore ogni forma rappresentata hanno per lei una forte connotazione simbolico - espressiva; l’accostamento di cromie diverse, in un impianto apparentemente causale e astratto della composizione, svela il suo continuo e determinato tentativo di rendere tangibile e concreta per ogni osservatore quella travolgente, naturale, inesauribile forza vitale racchiusa in ogni essere umano. Energia che si manifesta nel movimento del corpo, nella forza creativa dello spirito, in una continua capacità e volontà di trasformazione e crescita. Questo linguaggio pittorico è, per lei, fondamentale
per esprimere al meglio la mia continua, prepotente ricerca di libertà personale, espressiva e
creativa.
Nicoletta Tamanini
Trento, Gennaio 2006
Energie emozionali
La pittura di Mariella Martinelli non è la descrizione immediata e statica di un oggetto, di un paesaggio ma attraverso l’uso espressivo del colore l’artista riesce a rendere il flusso delle emozioni della vita, il suo colore, il suo rinnovarsi dinamico, attraverso l’uso di tinte contrastanti complementari, a volte amalgamati a tinte acquerellate antinaturalistiche che esprimono forza e luce,
Le forme perdono “essenzialità”, si stemperano, divenendo linee energetiche, oblique, curve ma anche frante, morbide fino ad esiti di un “astratto figurativo”funzionali ad una stesura più agevole dei pigmenti cromatici in un continuo gioco tra colore e segno.
La pittura non è più mimesi della natura, ma riesce suggerirne la suggestione, dando vita a figure nascoste e mondi intimi e segreti, in grado di trascinare lo spettatore un vortice di emozioni.
Importante e dominante l’ uso del nero (catramina) in efficace contrapposizione con il rosso, cupo incombere delle ansie e delle inquietudini dell’uomo contemporaneo ma anche rafforzato, evidenziatore delle valenze del colore del fuoco, fonte di energia ed amore.
Al di là delle etichette, mode, regole e correnti artistiche il sentire artistico della Martinelli si esemplifica nella ricerca di uno stile e linguaggio autonomo, non classificabile, derivante dalla ricerca di Matisse e dei fauves ,di Kandinski, ma anche agli esiti dell’”Espressionismo astratto”: un’esperienza personale viscerale ed emozionale in grado,per il suo intrinseco pathos, di farsi portavoce di pulsione collettive.
Ad una solida preparazione artistica presso l’Istituto d’Arte di Tento, la Martinelli unisce una forte curiosità e sperimentalismo sia tecnico che stilistico, che fa siche l’artista riesca a rinnovarsi ad ogni opera.
Le regole compositive e cromatiche codificate vengono quindi riscritte a favore delle esigenze della Martinelli, in cui continuo gioco tra pittura e vita.
La sua produzione è popolata da linee sensuali, espressione di un forte Eros.
I suoi quadri sono una efficace fotografia del suo Es, di impulsi compulsivi ed del suo più profondo inconscio che esemplificano nel gesto creativo. Opere dinamiche, curiose e vitali come l’artista, ma nello stesso tempo piacevolmente disordinare, in bilico tra emozioni caotiche e trascinanti, in gradoni parlare anche delle crisi s delle incertezze del quotidiano.
La pittura dell’artista non è solo questo.
In continua ricerca ed analisi di sé e del mondo, spazia agevolmente anche nel figurativo, con esiti di forte intensità, tra cui citiamo la serie dedicata alle donne e all’africa, ma anche allo sport. Colpiscono inoltre per una “finta” immediatezza e semplicità i paesaggi, squarci cittadini o di campi, nature morte. La natura è resa attraverso efficaci schematismi, cromie forti che permettono di immergersi in questi piccoli universi, quasi riuscendo ad assaporarne i profumi e le emozioni
Chiara Girardi
Merano, novembre 2005
Tele firmate Mariella Martinelli
<
Opere quelle di Mariella Martinelli, che hanno la stessa forza e impalpabilità della musica e che infondono immediatamente un senso di benessere di positività. Il suo è un continuo oscillare tra astratto e figurativo, ma ciò che più colpisce è il sapiente utilizzo del colori, accesi, mediterranei, che sprigionano un senso gioioso del vivere. Accostamenti cromatici tanto arditi quanto efficaci, in quel loro amalgamarsi per dare vita ad un vortice energetico. Un mondo di forme, circolarità che sembrano emergere da un vortice genetico e che s’impastano matericamente sulla tela. Rossi, gialli, azzurri, verdi utilizzati in tutta la loro forza cromatica percorsi da gocce,colate di catramino. E questo elemento cromatico nero sembra essere stato scelto per indicare che comunque nel vissuto di ognuno di noi sempre s’annida un lato oscuro in perenne lotta con quello solare della gioia di vivere. Una mostra quella di Mariella Martinelli,che ha colpito il numeroso pubblico accorso alla vernice e che va ad aggiungersi alle numerose mostre allestite nel corso degli anni in Italia e all’estero.
G.B
Bolzano, maggio 2005
Affascinanti appaiono questi ultimi lavori in cui l’artista rappresenta se stessa come simbolo di tutte le donne le donne del mondo. La donna madre, guerriera, sognatrice sempre pronta ad impegnarsi, evolversi, mutare, lottare con forza verso i propri obbiettivi. Accanto la Martinelli propone una rielaborazione astratta della parte inconscia della psiche femminile, ottenuta con pennellate violente e colori dalla forza valenza simbolica: il rosso come fonte di energia ed amore, il nero utilizzato dall’artista per rafforzare e quindi con valenze estremamente positive, fondamentali per continuare il difficile cammino della vita
Nicoletta Tamanini
Bolzano, maggio 2005
Alla mostra personale di Mariella Martinelli, viene presentata una selezione della produzione più recente della trentina, relativa essenzialmente al tema della donna . Distese o in piedi, vestite o seminude, bianche o negre queste donne sono colte in pose sempre diverse ma sempre monumentali e con un rapporto con lo spazio con il quale si confrontano reso intenso dal serrato dialogo di volumi e di colori, costantemente intensi e significanti, che si instaura fra i loro corpi e il mondo che le circonda .In tal modo appaiono di volta in volta, e così è la vita, rassicuranti e inquietanti, dolci e aggressive, espansive e conturbanti . A tale nucleo tematico centrale si affianca una mezza dozzina di quadri del tutto non figurativi. Qui la Martinelli è evidentemente più se stessa e si concentra tutta la sua tensione che nasce dalla studiata giustapposizione di campiture di tinte pastello correlate l’un l’altra e fatte vibrare dal puro segno nero che le raccorda.
Pietro Marsilli
Bolzano, maggio 2005
La donna nell’Arte di Mariella Martinelli
La mostra che si è tenuta a Bolzano, dove la pittrice Mariella Martinelli ha voluto proporre una sua immagine dell’universo femminile, offre qualche spunto di riflessione. Circa il contenuto dei messaggio, si riconoscono, quasi a guisa di junghiani archetipi, tutti i tipi di donna che nella vita è dato da riscontrare, dalla donna madre, alla donna sensuale che fa intravedere abissi che possono essere piacevoli ed inquietanti al tempo stesso…Del resto la parola “fascino”deriva dal latino ” Fascinum “, che significa, in realtà qualcosa di non precisamente tranquillizzante, al confine con le forze occulte dello spirito (cosa che sapeva il creatore dello slogan pubblicitario di un noto liquore, nel vecchio “Carosello” quando affermava che “il primo sorso affascina, il secondo strega”).
Per quando riguarda il fatto artistico in sé gli arditi accostamenti di colore ( che paiono rimandare,per certi versi, al Kandinski del Cavaliere Blu) risultano molto gradevoli, così come va sottolineata l’originale commistione di astratto e figurativo nello stesso quadro, una tecnica pittorica che al pubblico è stata molto apprezzata: alcune donne ritratte richiamano Salvatore Fiume, altre Gauguin, ma Mariella Martinelli, che non appartiene ad alcuna corrente o accademia, riesce a caratterizzarsi per un proprio stile davvero originale che fa storia da sé.
Achille Ragazzoni
Bolzano, maggio 2005
L’artista trentina Mariella Martinelli, con la partecipazione a mostre collettive e personali anche all’estero: Germania, Francia, Polonia e Repubblica Ceca, si arricchisce e cerca lo scambio culturale con le altre realtà artistiche europee.
In questi viaggi elabora la sua creatività espressa in opere che rappresentano la quotidianità nel cammino dell’essere.
Così “La donna nell’arte” quale elemento di assoluta armonia di quel cammino.
Le sue opere tra il figurativo e astratto sono espressione di una pittura “visiva”. Figure femminili senza volto dove la tonalità, soffusa, quasi grigia dei colori, rappresenta l’ inconscio della donna, la solitudine della maternità o l’intima violenza che subisce in silenziosa sofferenza.
Poi con la sferzata di colori, trasmette energia e da luce a quel volto di donna .
E’ la rappresentazione di una donna che vuole lottare, che vuole riscattarsi essere presente, reagire con coraggio e s’incammina a passi decisi, senza lasciare la sua sensualità femminile.
Martinelli è un’artista virtuosa , infatti i suoi lavori si sottopongono a una attenta analisi del visitatore.
A mio parere,approfondendo queste testimonianze della quotidianità, che le riesce con assoluta semplicità ci lascia magnifiche immagini di colore, creando una giusta armonia tra tecnica astratta e figurativa, la Martinelli potrà essere sicuramente un punto di riferimento per un nuovo impressionismo contemporaneo.
Michele Luongo
Repubblica Ceca, Ottobre, 2004
A Mariella Martinelli piace giocare con la vita e con la pittura reinventarsi, osare sempre nuove tecniche e stili nuovi, Prevale tuttavia, come sottolinea la stessa artista, una creatività per lo più istintiva , a volte quasi viscerale, anche se appare evidente il profondo interesse della Martinelli per i maestri dell’Astrattismo in generale e, in particolare, per gli esponenti dell’ “Espressionismo astratto”
La pittura dell’ artista trentina stupisce, trascinando con la forza di una danza vorticosa di linee, forme e colori.
Il movimento, il dinamismo, l’energia che si sprigionano quindi dalle sue opere stimolano, contagiano suggeriscono un prepotente anelito di liberà espressivo - creativa. Vengono proposti arditi e affascinanti accostamenti cromatici in quadri realizzati in acrilico su tela, talvolta con acquerello o tempera su carta.
L’originale impiego inoltre della catramino, con una tecnica che ricorda il “dripping” reso famoso da J. Pollock, guida l’occhio alla ricerca, in un impianto apparentemente casuale ed astratto della composizione, di figure nascoste, di paesaggi familiari alla pittrice, di mondi segreti e misteriosi.
In altre opere la Martinelli , da sempre interessata ai meccanismi della percezione visiva e allo studio sulla valenza psicologica degli accostamenti cromatici, utilizza un linguaggio basato sulla funzione espressivo – simbolica del colore, sul ritmo prodotto dai rapporti reciprochi fra forme indefinite.
Il tutto finalizzato alla creazione di vibrazioni energetico – emotive positive, essenziali per comunicare un’ idea di movimento ,di continua evoluzione e anche di ottimismo.
“ Atteggiamenti psicologici ” questi, per la pittrice, indispensabili all’uomo di oggi – globalizzato e supertecnologico, ma sempre più fragile e solo – per affrontare il difficile percorso esistenziale .
Nicoletta Tamanini
Febbraio,2004
Mariella Martinelli pittrice
Ho avuto modo in più occasioni di vedere opere di M.M. e di conoscerla personalmente. Ciò che mi ha subito colpito è stato anzitutto la sua forza morale e il coraggio per aprire una strada nel mondo, ormai sempre più difficile, dell’arte, e la sua capacità di rimanere fedele ad un impulso innato, ad una sua natura intrinsecamente “artistica”. Questo suo modo naturale di essere non va in cerca ovviamente di atteggiamenti artificiosi, quindi non si pone il problema di correnti artistiche, di stili né tanto meno di mode. Risponde solo alla necessità di essere se stessa. Ciò nonostante il mio occhio, abituato da decine di anni d’insegnamento a percorrere e ripercorrere le opere di artisti antichi e moderni, è tentato di fare dei confronti e degli accostamenti. Per questo, guardando le opere di M.M. dagli oli ai guaches, opere in cui il colore è indubbiamente l’elemento dominante, mentre la linea. sempre libera e un po’ bizzarra, fa quasi da supporto, ed in cui anche gli intenti più figurativi confluiscono immancabilmente in configurazioni straordinariamente astratte; per questo, dicevo, le opere di M.M. non possono non essere accostate, sia per esiti formali, sia per il “modus operandi” a quei movimenti di espressionismo astratto che trovi in W. Kandinsky il loro iniziatore ed ispiratore.
Tutti i miei auguri .
Giancarlo Carraro
Rovereto, agosto 2003
Il Mal d’Africa vissuto con gli occhi di dentro.
Ha scritto un critico famoso, il Wölfflin, che”il vedere è una cosa che deve essere appresa” Eppure quanti credono ancora che, l’arte possa parlare a tutti, che basti dare un’occhiata ad un quadro, per sapere tutto di esso! Si racconta di un collezionista che, dopo aver acquistato da Cèzanne una delle sue belle tele, gli abbia chiesto candidamente: ‹‹ perché ciò che si dice un buon quadro è così orribile a vedere? ››
Ma un critico assai volte vede con estremo favore un quadro diversamente dal comune uomo della strada, che magari lo reputa un lavoro mediocre, o viceversa stronca ciò che gli altri reputano un ottimo lavoro. Il fatto è che bisogna saper vedere,e in questo caso ha ragione Schopenhauer quando afferma che ‹‹un quadro è come un re, il quale è necessario aspettare che parli prima di noi ››
Quanti di noi sanno vedere un quadro, leggere dentro di esso quello che l’artista vi ha messo del suo, che non è necessariamente quello che balza a prima vista ai suoi occhi? Perchè il pittore, - così come il poeta sa estrarre come parola, in una susseguenza di versi, l’immagine del mondo che c’è dentro di lui, - il pittore, dicevo, sa estrarre, o meglio liberare l’immagine di ciò che solo lui vede in una cosa( che sia u n ritratto, un panorama, una natura morta), e riprodurla sulla tela non come la vedono i suoi occhi di fuori, bensì i suoi occhi di dentro .Lo sguardo dentro è un elemento creativo sempre presente i ogni opera d’arte, lo sguardo rivolto all’artista verso la propria interiorità diventa elemento specifico e motivo iconografico sostanziale nell’opera che sa riprodurre,
Questo atto diventa paradigma dell’esistenza, nella quale l’anima sa abbandonare la materia e raggiungere una condizione di piena spiritualità. Un termine non più in uso, “sguardare”, è il termine più appropriato per indicare questo guardare attento,curioso, riflessivo del pittore ma anche dello scultore, del poeta, del filosofo e del fotografo d’arte.
Poeta e pittore fanno metafora di ciò che vedono e sentono,,e noi, se ne abbiamo la sensibilità necessaria, riusciamo a riconoscere nella loro opera questo sguardo dentro di sé che vi hanno lasciato come testimonianza, come chiave ermeneutica di lettura.
Questa premessa la ritengo necessaria per capire la poesia e la spiritualità delle opere di Mariella martinelli, che ho già avuto l’ occasione di ammirare presso la sede del centro di Cultura Rosmini di Trento. Sulle tele dedicate a questo suggestivo mondo che è l’Africa, il continente nero che per generazioni ha incontrato noi europei. Non si scrive e non si parla forse di Mal d’ Africa, vale a dire quella sottile e struggente nostalgia che coglie chi nell’Africa ci ha vissuto, e vivendoci ne ha potuto godere il suo fascino misterioso, inquieto e inquietante? E opportuno con questo termine, Mal d’ Africa, io intitolerei le belle, poetiche e spirituali della Martinelli.
Non so se la pittrice abbia veramente conosciuto quel Africa che ha così bene interpretato o se si sia affidata in parte ad esperienze altrui e in parte alla sua propria interpretazione. Cosa di poca importanza, perché basta anche saper cogliere la poesia di una cartolina o di una foto ben fatta, per farne metafora, dargli il proprio marchio di qualità, aggiungervi quello che ha visto il suo sguardo di dentro. Del resto, il romanziere Emilio Salgari, che nei suoi racconti magistrali ha fatto conoscere a noi ragazzi il fascino misterioso del mondo orientale, non si è mai mosso dalla sua Verona. Quello che spicca per prima cosa in questa tematica pittorica è la poesia e nello stesso tempo la vivacità dei colori. I colori sono in effetti il simbolo magico e spirituale dell’Africa. E qui, in queste tele, c’è tutto il mondo così diverso dal nostro, con rappresentati alcuni momenti dei riti e delle tradizioni e dei costumi dell’ Africa nera,della vera Africa, quella tribale ancora in parte selvaggia ma genuina con i suoi costumi e le sue superstizioni, i vestiti semplici ma vistosi, i tatuaggi e le scarnificazioni, le pettinature complicate e stranissime, le tinture dei capelli e dei denti, con l’uso di inserire degli anelli nel settore nasale e sul labbro inferiore, e un grande numero di braccialetti alle gambe e alle braccia, o collane di conchiglie al collo. Un’Africa che forse non c’è più, o solo in qualche zona ancora risparmiata dalla civiltà.
Un mondo che è rappresentato con grande dovizia di particolari dalla Martinelli, che pare un mondo anche suo, perlomeno sentimentalmente e spiritualmente.
Un mondo, tra l’altro, che mi fa ricordare quello descritto in un libretto della Biblioteca dell’Università Popolare Milanese, dal titolo l’Africa, uscito ancora nel lontano 1914, che conservo gelosamente, e di cui non posso non citare una breve ma interessante passo, che bene si addice a queste tele: ‹‹ Le donne sono a volte orribili di viso; portano i capelli corti, tatuaggi, braccialetti, fazzoletti in testa, ed hanno quasi aspetto di uomini. Cosa naturale per esse è starsene anche quasi completamente ignude, senza provare senso di pudore né di vergogna. Tutte vanno pazze per le stoffe, specie per quelle con i colori vistosi, e quelle di loro che si possono mettere addosso un cencio qualsiasi, ma colorato di vivo, si sentono, e vengono considerate dalle altre, infinitamente superiori, delle privilegiate››.
Parole, queste, da mettere in cornice e aggiungere ai quadri della Martinelli. Sarebbero la migliore presentazione, il più efficace commento delle sue opere
Italo Bonassi
Trento, aprile 1999
Ci si ritrova nello studio dell’Artista e il discorso fluisce su mille argomenti, dentro la pausa di un caffé , c’e di mezzo il tempo, la brutta stagione e per contrasto si parla d’estate, quando il Villaggio Verde è tutta animazione, via vai di gente, di- sportivi, di velisti, di surfisti, di virtuosi della bici che inanellano giri attorno ai due laghi di Caldonazzo e Levico.
La discussione, il conversare hanno predisposto l’atmosfera giusta per girare nel suo atelier, nello studio che odora di vernici. L’Artista ha già appoggiati, disposti i suoi quadri accanto alle pareti…se li figura già appesi nella sala della mostra…ha individuato le angolazioni da cui possono essere visti, ammirati, capiti.
Nella mostra precedente a Calceranica, nell’ estate 1998, seicento persone hanno visitato le sale di cui Mariella Martinelli esponeva, seicento persone hanno firmato il “ suo libro di bordo”, seicento persone si sono soffermate davanti al ciclo dei suoi atleti e toreri.
C’erano “ragazzo sulla tolda della barca a vela” “Volo col parapendio”, “ Amazzone a cavallo “, “Hockey sul ghiaccio”, “Football americano” e poi” Torero” . Alcune di queste tele sono qui a significare una continuità, non ripetitiva ma solo passaggio, balzo in avanti, per presentare altri lavori che hanno implicato ricerca.
Martinelli ha in sé l’urgenza di sperimentare in continuità, di provare, di trovare nuovi modi per proporre tele e temi.
Le pareti dello studio le sembrano strette, così la troviamo in giro per i paesi, le cittadine , le borgate è ”per farsi la mano” come lei dice, cerca di cogliere con rapidi schizzi a matita figure e persone che leggono – discutono - hanno pose assorte o esprimono inquietudini.
La velocità, il movimento sembrano destare il suo interesse in questo periodo… mezzi con i quali intende esprimere il movimento psicologico dei suoi personaggi.
Lo sport per lei è grinta – forza – determinazione verso obbiettivi e mete sempre nuove.
Ognuno di noi nel suo intimo ha un progetto di vita che gradualmente cerca di perseguire, un progetto di vita che incresce nel confronto con, gli altri, con i contatti fra artisti e con i coetanei, con le nuove amicizie, le nuove conoscenze artistiche e culturali.
Ecco allora le nuove tele come “ Golf ” in cui traspare ancora il disegno, ma dal quale prorompe anche tutta l’energia del lanciatore a buca… Boxe dove la tensione dei corpi non impedisce un senso di leggerezza compositiva… Karate dove abbondano i contrasti dei toni verdi - gialli – blu - turchese…Hockey dove i colori ci offrono compiutamente il guizzo repentino, tutto scatti e vita, degli atleti…
Ancora alcuni cow boy sulla porta dei ranch, quasi spettatori di un cammino artistico della Martinelli
L’ Artista ora si sente libera nel suo lavoro: le forme non hanno per lei grande importanza. Le permettono di stendere il colore, le tinte, le vernici , gli oli, le tempere come espressione dei suoi stati d’animo.
Vorrebbe inseguito raggiungere l’abilità, la capacità di esternare i sentimenti, la pienezza della vita, gli stati d’animo più profondi di quando va dipingendo, dei personaggi che propone, che osserva.
Si misura perciò con tecniche particolari che possono rendere la scabrosità dei caratteri…si intravedono visi devastati, appena abbozzati, corpi resi con tratti veloci, al fine di raggiungere il cuore della gente, sentire profondamente, sentire con tenerezza, esprimere il calore dei sentimenti.
Martinelli vuole raggiungere una pittura piena di evento e significato.
Se disegnare / dipingere è come lavorare, il suo sforzo è volto a “ .bucare il muro che separa la realtà e la sua rappresentazione.”
Prepara nuovi studi . le sue chine immediate, quelle sulla diaspora del Ruanda, del Burundi, sull’Africa e le donne dell’Africa, sulle figure statuarie di quel immenso continente, figure avvilite dolenti per la guerre e i contrasti tribali.. poi altre chine , sulla guerra, sull’esodo del Kosovo, della Bosnia… chine semplici, altre acquerellate, ma con una resa immediata di quella umanità sconfitta e tormentata.
Il suo discorso pittorico si avvia anche verso questa pista: in futuro ci potrebbe essere una mostra, una collaborazione con questi disegni - schizzi – impressioni.
Alle pareti del suo studio sta nascendo un’altra rassegna, è in nuce un’altra personale, sta per nascere per articolarsi: le tele sono 8/10…Maschere di uomini…angeli…uccelli… persone…città deserte…un focolare…Sono tele fresche, brillanti, fasciate da una brillante cornice nera, forme libere, colori che si fanno forma, per cercare altri modi di comunicare.
L’Artista si è presentata a questo appuntamento predisponendo un numero di tele capaci di offrire una panoramica completa delle sue pitture
Ora saranno gli ospiti dell’ Associazione “ Dante Alighieri “ sezione di Trento, accolta presso il Centro Rosmini a decretarne il successo.
Luciano De Carli
Nogaredo,, settembre 1999
Mariella Martinelli ritrova se stessa nella forza comunicativa del colore, dei colori. E sono proprio i colori che nelle sue composizioni si eseguono in una specie di cerchio magico, nel quale figure vere e allucinazioni si confondono in ritmi eccitanti e giocosi.
Mario Cossali
Calceranica, Agosto 1998
Il linguaggio delle emozioni
Una casa in riva al lago di Caldonazzo, una dimora atelier con tante tele appostate sulle scale-ballatoi e nel soggiorno: la casa dell’Artista .Una grande teca raccoglie gli ultimi lavori che MARIELLA MARTINELLI ha dipinto.
L’artista si presenta con non - chalanche: porge, a fiotti intermittenti, i suoi lavori come se parlasse e presentasse cose d’altri. E’ però un’aria sprovveduta che sottende una realtà forte- capace di proporsi – di realizzare. Quando l’indimenticabile pittore e musicista caldonazzese ELIO CIOLA diceva di lei “ Dipingi come un uomo! “ ci comunicava una verità.
L’Artista però, se stuzzicata, si appassiona ed esprime realmente ciò che sente, cerca nuove strade.
Una sembra averla proprio trovata sia come felice intuizione che come mezzo per i suoi giochi di colore e forma: è quella degli sport… cose dinamiche…cose in movimento che le permettono veloci,abbozzate pennellate di colore, colore che poi graffia, che tratta con spatola e scagliola, colori che rende matrici per darci altre impressioni ed emozioni.
Dalle linee oblique delle primissime tele, di quelle incorniciate cupamente in nero, è passata alle linee curve. (Le linee oblique esprimono il movimento il mettersi in cammino, l’andare l, la spinta avanti, il partire, l’inizio… ma esprimono anche le resistenze, gli scontri,e rotture di equilibrio.
Le linee curve, invece, manifestano dolcezza, accoglienza,pienezza, fecondità, fantasia, sogno, incertezza e dubbio, il mettersi in discussione per ripartire).
Ma in questa nuova produzione troviamo anche la presenza delle linee spezzate che vogliono esprimere forza, il desiderio di vivere, l’esplosione della gioia. Danno l’idea della lotta, della competizione intelligente, a volte del tormento e rovello interiore.
Ed ecco in questo nuova dimensione RAGAZZO SULLA TOLDA DELLA BARCA A VELA o YACHT, visto quasi di sghembo a significare la forza, l’impegno nell’arte di navigare, del passaggio in mare, dall’evitare scogli, del godere la brezza che frusta il viso.
VOLO CON PARAPENDIO: Linee di ogni tipo che si intersecano e danno forma al colore.
A CAVALLO: un’amazzone o un cavaliere contro la montagna rossa fuoco misteriosa.
HOCKEY SU GHIACCIO: dove si sentono rumoreggiare le steccherei giocatori; lo slancio è segnato dalla mescolanza vorticosa del colore.
FOOTBALL AMERICANO – RUGBY
…mancano ancora i ciclisti, i pugili e poi siamo dentro la saga di Ernest Hemingwai.
Con l’ammirato Ernesto siamo però dentro il suo romanzo “Fiesta” con la tela di “torero. Vale la pena rivendicare qualche scorcio di questo romanzo per capire la forza di questo quadro…
Una lettera da fare per presentare un quadro in cui stanno di fronte vita e morte/rosso e nero/ sangue e buio/cappa del torero e toro/uomo e bestia /intelligenza ed istinto/armonia e massa. Questa una tappa da cui muovere in futuro.
Ci sono poi le cartelle con le nuove piste di lavoro . schizzi a matita, disegni a carboncino, nudi che in seguito faranno capolino in altre occasioni.
Luciano De Carli
Caldonazzo, giugno 1989
Mariella Martinelli abita a Calceranica ed affronta per la prima volta il giudizio del pubblico.
I suoi quadri esprimono un carattere forte, forse un tantino battagliero, ed ama esprimersi con colori vistosi di sicuro richiamo per il visitatore . Sotto, sotto però rivela una sensibilità d’animo, una dolcezza negli accostamenti quasi alla ricerca di fondere la pittura con la poesia in un’unica interpretazione
Mario Pacher

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