Borgo Valsugana- Palazzo Strobele -
verso l'infinito"
La pittura informale di Mariella Martinelli
Le opere che Mariella Martinelli espone a Palazzo Strobele a Borgo Valsugana appartengono al periodo informale dell’artista e sono state dipinte negli anni 2006-07. Sono quindi lavori recenti. Che cosa intendiamo per informale? Come sempre, la domanda essenzialista nasconde l’ingenua pretesa di arrivare alla soluzione di un giallo che, nei labirinti culturali, non ha e non può avere un colpevole. Dell’informe, come dell’arte in generale, non siamo in grado di dire che cos’è, bensì di rilevare che c’è. Questo è il punto di partenza di ogni studio. Tentare di ascendere verso una definizione del campo d’indagine affrontato, sapendo che ad essa spetta solo un ruolo relativo nel vasto metabolismo della macchina culturale, pronta a sconfessare ogni acquisizione appena nuove coordinate storico-critiche instaurano e vivono nuovi climi.
L’informe è dunque una realtà presente nel cammino artistico, anche se mai codificata. L’artista è costretta a fare a meno dell’occhio perché il suo oggetto non è più a distanza.
Il rapporto forma-informe può essere interpretato come dialogo tra le forme chiuse e le forme aperte. Se la linea è segno d’un limite, l’assenza di linee si fa espressione della ricerca di un limite e di una vertigine formale.
Scrive Wölffin: “Appena la linea, quale segno d’un limite, viene svalutata, incominciano le possibilità pittoriche. E pare allora che, in ogni angolo, d’improvviso si desti una vita misteriosa. Mentre la delimitazione netta dà alla forma un che d’irremovibile cristallizzando, per così dire, le immagini, la rappresentazione pittorica per la sua natura stessa dà un carattere fluttuante all’immagine: la forma comincia a farsi incostante; luci e ombre diventano un fattore a sé stante, si cercano e si fondono, da una cima all’altra, da un fondo all’altro; tutto l’insieme crea l’illusione di un moto inesauribile e senza fine”. E tutto questo si adatta molto bene al lavoro della Martinelli.
In dipinti come Verso l’infinito e La ricerca dell’essenza viene abbandonato ogni elemento figurativo: la pittura, un trionfo di forme informi e colori liberati da ogni funzione mimetica, diventa la rappresentazione dello stato interiore dell’artista. I colori non sono circoscritti e assumono un’infinità di forme e di tonalità.
In Il ponte e in Antichi ricordi è in atto un contrasto, una contrapposizione fra masse chiare e masse scure che generano una tensione, una polarità che sembra non risolversi.
In Fluttuazione siamo all’origine della vita. Animali che stanno nascendo e strani pesci che risalgono la corrente. Il vento fa muovere i colori e tutto si mescola. Ritorniamo all’informale. E’ stato solo un sogno.
All’artista interessa rappresentare lo spirituale nell’arte, per avere così un contatto con l’anima dello spettatore, il quale deve lasciare che il quadro agisca su di lui.
Gianpaolo Armani

La pittura informale di Mariella Martinelli
Le opere che Mariella Martinelli espone a Palazzo Strobele a Borgo Valsugana appartengono al periodo informale dell’artista e sono state dipinte negli anni 2006-07. Sono quindi lavori recenti. Che cosa intendiamo per informale? Come sempre, la domanda essenzialista nasconde l’ingenua pretesa di arrivare alla soluzione di un giallo che, nei labirinti culturali, non ha e non può avere un colpevole. Dell’informe, come dell’arte in generale, non siamo in grado di dire che cos’è, bensì di rilevare che c’è. Questo è il punto di partenza di ogni studio. Tentare di ascendere verso una definizione del campo d’indagine affrontato, sapendo che ad essa spetta solo un ruolo relativo nel vasto metabolismo della macchina culturale, pronta a sconfessare ogni acquisizione appena nuove coordinate storico-critiche instaurano e vivono nuovi climi.
L’informe è dunque una realtà presente nel cammino artistico, anche se mai codificata. L’artista è costretta a fare a meno dell’occhio perché il suo oggetto non è più a distanza.
Il rapporto forma-informe può essere interpretato come dialogo tra le forme chiuse e le forme aperte. Se la linea è segno d’un limite, l’assenza di linee si fa espressione della ricerca di un limite e di una vertigine formale.
Scrive Wölffin: “Appena la linea, quale segno d’un limite, viene svalutata, incominciano le possibilità pittoriche. E pare allora che, in ogni angolo, d’improvviso si desti una vita misteriosa. Mentre la delimitazione netta dà alla forma un che d’irremovibile cristallizzando, per così dire, le immagini, la rappresentazione pittorica per la sua natura stessa dà un carattere fluttuante all’immagine: la forma comincia a farsi incostante; luci e ombre diventano un fattore a sé stante, si cercano e si fondono, da una cima all’altra, da un fondo all’altro; tutto l’insieme crea l’illusione di un moto inesauribile e senza fine”. E tutto questo si adatta molto bene al lavoro della Martinelli.
In dipinti come Verso l’infinito e La ricerca dell’essenza viene abbandonato ogni elemento figurativo: la pittura, un trionfo di forme informi e colori liberati da ogni funzione mimetica, diventa la rappresentazione dello stato interiore dell’artista. I colori non sono circoscritti e assumono un’infinità di forme e di tonalità.
In Il ponte e in Antichi ricordi è in atto un contrasto, una contrapposizione fra masse chiare e masse scure che generano una tensione, una polarità che sembra non risolversi.
In Fluttuazione siamo all’origine della vita. Animali che stanno nascendo e strani pesci che risalgono la corrente. Il vento fa muovere i colori e tutto si mescola. Ritorniamo all’informale. E’ stato solo un sogno.
All’artista interessa rappresentare lo spirituale nell’arte, per avere così un contatto con l’anima dello spettatore, il quale deve lasciare che il quadro agisca su di lui.
Gianpaolo Armani

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