giovedì, luglio 03, 2008
martedì, luglio 01, 2008
CRITICHE
BORGO VALSUGANA "SPAZIO KLIEN"
"cascata" "movimento d'amore"
Mariella Martinelli: lo stupore del sogno ad occhi aperti
Se l’occhio non fosse solare,
Come potremmo vedere la luce?
W.F. Goethe, Farbenlehere
Il colore è un sentimento vivo che, a tratti, si contrae e si dilata. Pulsa come potrebbe fare un cuore in cui è racchiusa l’esperienza del mondo. E’ il cuore che fa germogliare ogni conoscenza, ricordavano gli antichi egizi, anticipando di millenni l’alito caloroso dei romantici che vedevano nel colore l’espressione fisica di un’entità spirituale. Sullo stesso rigo di un pentagramma completamente rinnovato suona gli accordi Mariella Martinelli, giocando sulle e con le note: ognuna di essa corrisponde ad un percorso. C’è quello figurativo e, voltando l’angolo, troviamo timidi cenni di quell’astrazione pittorica che vuole essere alchimia dei sentimenti. E poi fa capolino l’espressionismo portato oltre ogni dimensione di riconoscibilità. Tutti però sono rigorosamente affluenti di un fiume che si dilunga per tutto il percorso e la durata della vita dell’artista. Mentre l’acqua del mare è solitamente ferma e quando c’è la tempesta si avvolge su se stessa non spostandosi mai, quella del fiume è una forza dinamica che porta con sé lo scorrere del tempo, segna le scansioni dello spazio allargandosi e restringendosi, fonda un sapere fatto di quiete alternata a rapide spumeggianti. E dentro, come su di una barca, altre volte nuotando, ci sta l’artista. Ogni viaggio che intraprende è una ricerca su di sé e dentro di sé. Quindi quando è la volta di preparare lo zaino, di decidere cosa metterci dentro, di volta in volta muta il contenuto, così come lo stile, così come il linguaggio. Perché ogni viaggio, essendo tendenzialmente ed essenzialmente mitico, ha bisogno dei suoi simboli. E lei oscilla tra due modi apparentemente opposti ma che costituiscono la struttura dei suoi lavori: procedere innanzi o rinchiudersi in sé. In altri termini scegliere la ricerca o l’erranza.
La maggior parte delle volte segue una pista mista, che forse è quella più viva, prolifica, significativa anche se, apparentemente, potrebbe creare depistaggi nel pubblico o in chi non conosce i percorsi meandrici di Mariella Martinelli. Dominata dall’immagine che compenetra tutto il suo essere interiore, l’artista si mette in cammino ricercando l’immagine al di fuori di se stessa, perlustrando disperatamente ogni forma nel mondo sensibile, dall’Africa ai paesaggi mòcheni, dall’amore alle isole evanescenti, dall’angoscia al risveglio dei campi – che è il risveglio dell’anima – fino a ritornare, sempre e immancabilmente, al tempio dell’anima. Al contempo questo procedimento è una forma di erranza. L’erranza rappresenta quello spostamento laterale – non ha un fine, un obiettivo, uno scopo – che ha come senso soltanto quello di fuggire dalla propria psiche. Cosa impossibile, per cui il supporto dell’artista è sempre lì pronto ad accogliere il rifluire inevitabile nel cerchio infernale delle domande senza risposta.
Quindi accantonando le paratie pregiudiziali, quest’arte vagola continuamente tra l’Io e il mondo. Di quest’ultimo si nutre quotidianamente, del primo è la boa che bisogna aggirare ogniqualvolta si deve riflettere sul ritorno del pendolo.
Per far questo la nostra artista declina una pittura dolce e carezzevole, mai violenta, seppur i colori paiano talvolta esplodere cercando di superare la cornice. O, qualche volta, implodere, scegliendo la fuga rassicurante verso il cuore stesso, luogo dei crocevia e delle sicurezze. Un colore che viene depositato prevalentemente sulla carta, dalla grana grossa perché questo supporto è già di per sé un paesaggio e un corpo.
Il colore per l’artista è qualche cosa di più che non il succedersi chimico di pigmenti che si coniugano, celebrando nozze mistiche. O che sottostanno a regole troppo rigide dei primari e dei complementari, delle sequenze e degli apporti, imprigionando in tal modo il senso stesso del creare e del fare.
Come la nostra vista vede con assoluta chiarezza gli oggetti colorati solamente quando questi sono illuminati dal sole, analogamente all’anima, che raggiunge una chiara comprensione delle cose soltanto quando sono illuminate dalla luce della verità e dell’essere.
Le tavole sono icone dell’anima. Lì si combatte la guerra dei mondi, ci si lascia incantare dallo stupore infantile del femminile. Il gesto che delinea forme non sempre – volutamente – riconoscibili. Forme che si offrono sulla mensa dove si compie il sacrificio del proprio essere: su questa tavola non sempre imbandita, come non sempre preparata è la tela o la carta, si stagliano le pulsioni del cuore, dell’anima, ma anche e soprattutto del fisico. Il gesto è una forma di erranza della psiche: si lascia andare credendo che stia sotto l’egida dell’improvvisazione e dell’inconscio. In realtà c’è sempre una legge archetipa che regola il tutto. Anche il caos che non è mai tale, ma solo apparente.
Se dovessimo fare un accostamento alle opere dell’artista potremmo chiamare in campo il caos primigenio, nero e magmatico, della Genesi. Quel caos fatto di fuoco, aria, terra, acqua, da cui scaturisce il mondo organizzato, compiuto, sistematico. Un caos di cui il mondo però non può fare a meno e, ricorrentemente, come le fasi della vita della nera dea Kali, l’Iside vedica, vi ritorna per farsi frullare nuovamente e rigenerarsi dall’oceano di latte.
La mente è un flusso senza argini attraversato da vampe che si perdono. Occorre tracciare un cerchio, una cornice, un templum per poter servire all’artista, per poter utilizzare l’energia canalizzandola in segni, forme, colori, volumi. Da qui nascono queste opere, veri e propri vulcani. Non bisogna farsi tradire dalla leggerezza della carta, dall’impalpabilità, talvolta, del colore, dall’esiguità del segno. Questi non sono mai elementi arroganti, sono lì per essere declinati assieme alla vita. E la trasparenza può farci capire come l’aria sia la vera padrona, assieme all’amica luce. Una asciuga i desideri e i sogni, l’altra illumina i percorsi. E i soggetti, anche quando fa capolino l’elemento figurativo, sono corpi desideranti fatti di natura, vegetale, minerale, umana. Imprendibili come i fantasmi. Eterei come il sonno e il sogno.
Fiorenzo Degasperi
Trento caserma" Cesere Battisti"
Marzo 2006"cosmiche energie"
Cosmiche energie (vitali) Con un atto pittorico estremamente istintivo, a volte quasi viscerale, trasferisco sulla tela l’energia, la vitalità il forte dinamismo delle pulsioni creative che si agitano vorticose nel mio animo d’artista.
e di donna. Ogni colore ogni forma rappresentata hanno per me una forte connotazione simbolico - espressiva; l’accostamento di cromie diverse, in un impianto apparentemente causale e astratto della composizione, svela il mio continuo e determinato tentativo di rendere tangibile e concreta per ogni osservatore quella travolgente, naturale, inesauribile forza vitale racchiusa in ogni essere umano. Energia che si manifesta nel movimento del corpo, nella forza creativa dello spirito, in una continua capacità e volontà di trasformazione e crescita. Questo linguaggio pittorico è, per me, fondamentale.
per esprimere al meglio la mia continua, prepotente ricerca di libertà personale, espressiva e.
creativa.
Nicoletta Tamanini
Borgo Valsugana- Palazzo Strobele -
verso l'infinito"
La pittura informale di Mariella Martinelli
Le opere che Mariella Martinelli espone a Palazzo Strobele a Borgo Valsugana appartengono al periodo informale dell’artista e sono state dipinte negli anni 2006-07. Sono quindi lavori recenti. Che cosa intendiamo per informale? Come sempre, la domanda essenzialista nasconde l’ingenua pretesa di arrivare alla soluzione di un giallo che, nei labirinti culturali, non ha e non può avere un colpevole. Dell’informe, come dell’arte in generale, non siamo in grado di dire che cos’è, bensì di rilevare che c’è. Questo è il punto di partenza di ogni studio. Tentare di ascendere verso una definizione del campo d’indagine affrontato, sapendo che ad essa spetta solo un ruolo relativo nel vasto metabolismo della macchina culturale, pronta a sconfessare ogni acquisizione appena nuove coordinate storico-critiche instaurano e vivono nuovi climi.
L’informe è dunque una realtà presente nel cammino artistico, anche se mai codificata. L’artista è costretta a fare a meno dell’occhio perché il suo oggetto non è più a distanza.
Il rapporto forma-informe può essere interpretato come dialogo tra le forme chiuse e le forme aperte. Se la linea è segno d’un limite, l’assenza di linee si fa espressione della ricerca di un limite e di una vertigine formale.
Scrive Wölffin: “Appena la linea, quale segno d’un limite, viene svalutata, incominciano le possibilità pittoriche. E pare allora che, in ogni angolo, d’improvviso si desti una vita misteriosa. Mentre la delimitazione netta dà alla forma un che d’irremovibile cristallizzando, per così dire, le immagini, la rappresentazione pittorica per la sua natura stessa dà un carattere fluttuante all’immagine: la forma comincia a farsi incostante; luci e ombre diventano un fattore a sé stante, si cercano e si fondono, da una cima all’altra, da un fondo all’altro; tutto l’insieme crea l’illusione di un moto inesauribile e senza fine”. E tutto questo si adatta molto bene al lavoro della Martinelli.
In dipinti come Verso l’infinito e La ricerca dell’essenza viene abbandonato ogni elemento figurativo: la pittura, un trionfo di forme informi e colori liberati da ogni funzione mimetica, diventa la rappresentazione dello stato interiore dell’artista. I colori non sono circoscritti e assumono un’infinità di forme e di tonalità.
In Il ponte e in Antichi ricordi è in atto un contrasto, una contrapposizione fra masse chiare e masse scure che generano una tensione, una polarità che sembra non risolversi.
In Fluttuazione siamo all’origine della vita. Animali che stanno nascendo e strani pesci che risalgono la corrente. Il vento fa muovere i colori e tutto si mescola. Ritorniamo all’informale. E’ stato solo un sogno.
All’artista interessa rappresentare lo spirituale nell’arte, per avere così un contatto con l’anima dello spettatore, il quale deve lasciare che il quadro agisca su di lui.
Gianpaolo Armani

La pittura informale di Mariella Martinelli
Le opere che Mariella Martinelli espone a Palazzo Strobele a Borgo Valsugana appartengono al periodo informale dell’artista e sono state dipinte negli anni 2006-07. Sono quindi lavori recenti. Che cosa intendiamo per informale? Come sempre, la domanda essenzialista nasconde l’ingenua pretesa di arrivare alla soluzione di un giallo che, nei labirinti culturali, non ha e non può avere un colpevole. Dell’informe, come dell’arte in generale, non siamo in grado di dire che cos’è, bensì di rilevare che c’è. Questo è il punto di partenza di ogni studio. Tentare di ascendere verso una definizione del campo d’indagine affrontato, sapendo che ad essa spetta solo un ruolo relativo nel vasto metabolismo della macchina culturale, pronta a sconfessare ogni acquisizione appena nuove coordinate storico-critiche instaurano e vivono nuovi climi.
L’informe è dunque una realtà presente nel cammino artistico, anche se mai codificata. L’artista è costretta a fare a meno dell’occhio perché il suo oggetto non è più a distanza.
Il rapporto forma-informe può essere interpretato come dialogo tra le forme chiuse e le forme aperte. Se la linea è segno d’un limite, l’assenza di linee si fa espressione della ricerca di un limite e di una vertigine formale.
Scrive Wölffin: “Appena la linea, quale segno d’un limite, viene svalutata, incominciano le possibilità pittoriche. E pare allora che, in ogni angolo, d’improvviso si desti una vita misteriosa. Mentre la delimitazione netta dà alla forma un che d’irremovibile cristallizzando, per così dire, le immagini, la rappresentazione pittorica per la sua natura stessa dà un carattere fluttuante all’immagine: la forma comincia a farsi incostante; luci e ombre diventano un fattore a sé stante, si cercano e si fondono, da una cima all’altra, da un fondo all’altro; tutto l’insieme crea l’illusione di un moto inesauribile e senza fine”. E tutto questo si adatta molto bene al lavoro della Martinelli.
In dipinti come Verso l’infinito e La ricerca dell’essenza viene abbandonato ogni elemento figurativo: la pittura, un trionfo di forme informi e colori liberati da ogni funzione mimetica, diventa la rappresentazione dello stato interiore dell’artista. I colori non sono circoscritti e assumono un’infinità di forme e di tonalità.
In Il ponte e in Antichi ricordi è in atto un contrasto, una contrapposizione fra masse chiare e masse scure che generano una tensione, una polarità che sembra non risolversi.
In Fluttuazione siamo all’origine della vita. Animali che stanno nascendo e strani pesci che risalgono la corrente. Il vento fa muovere i colori e tutto si mescola. Ritorniamo all’informale. E’ stato solo un sogno.
All’artista interessa rappresentare lo spirituale nell’arte, per avere così un contatto con l’anima dello spettatore, il quale deve lasciare che il quadro agisca su di lui.
Gianpaolo Armani
maso spilzi 2007

“IDEA DELLA MONTAGNA”
Invece sulla grande forza rappresentativa, Mariella Martinelli ha “scomposto” la montagna nelle sue forme primarie, cioè nei vari “blocchi geologici”che sovrapposti ed incastrati l’un l’altro ne hanno definito l’aspetto finale, e ed ogni forma ha assegnato un colore. Ne sono uscite due opere dove la montagna “ pulsa” come un organismo, dove il colore è come la cartina al tornasole di eventi tellurici, di continui movimenti di assestamento: perché la montagna non sta mai ferma, non dorme mai.
Invece sulla grande forza rappresentativa, Mariella Martinelli ha “scomposto” la montagna nelle sue forme primarie, cioè nei vari “blocchi geologici”che sovrapposti ed incastrati l’un l’altro ne hanno definito l’aspetto finale, e ed ogni forma ha assegnato un colore. Ne sono uscite due opere dove la montagna “ pulsa” come un organismo, dove il colore è come la cartina al tornasole di eventi tellurici, di continui movimenti di assestamento: perché la montagna non sta mai ferma, non dorme mai.
Maurizio Scudiero
Caserme "Cesare Battisti"
"crescita d'amore"

"fuoco nei campi"
Trento, Gennaio 2006
Energie emozionali
La pittura di Mariella Martinelli non è la descrizione immediata e statica di un oggetto, di un paesaggio ma attraverso l’uso espressivo del colore l’artista riesce a rendere il flusso delle emozioni della vita, il suo colore, il suo rinnovarsi dinamico, attraverso l’uso di tinte contrastanti complementari, a volte amalgamati a tinte acquerellate antinaturalistiche che esprimono forza e luce.
Le forme perdono “essenzialità”, si stemperano, divenendo linee energetiche, oblique, curve ma anche frante, morbide fino ad esiti di un “astratto figurativo”funzionali ad una stesura più agevole dei pigmenti cromatici in un continuo gioco tra colore e segno.
La pittura non è più mimesi della natura, ma riesce suggerirne la suggestione, dando vita a figure nascoste e mondi intimi e segreti, in grado di trascinare lo spettatore un vortice di emozioni.
Importante e dominante l’ uso del nero (catramina) in efficace contrapposizione con il rosso, cupo incombere delle ansie e delle inquietudini dell’uomo contemporaneo ma anche rafforzato, evidenziatore delle valenze del colore del fuoco, fonte di energia ed amore.
Al di là delle etichette, mode, regole e correnti artistiche il sentire artistico della Martinelli si esemplifica nella ricerca di uno stile e linguaggio autonomo, non classificabile, derivante dalla ricerca di Matisse e dei fauves, di Kandinski, ma anche agli esiti dell’”Espressionismo astratto”: un’esperienza personale viscerale ed emozionale in grado, per il suo intrinseco pathos, di farsi portavoce di pulsione collettive.
Ad una solida preparazione artistica presso l’Istituto d’Arte di Tento, la Martinelli unisce una forte curiosità e sperimentalismo sia tecnico che stilistico, che fa siche l’artista riesca a rinnovarsi ad ogni opera.
Le regole compositive e cromatiche codificate vengono quindi riscritte a favore delle esigenze della Martinelli, in cui continuo gioco tra pittura e vita.
La sua produzione è popolata da linee sensuali, espressione di un forte Eros.
I suoi quadri sono un’efficace fotografia del suo Es, di impulsi compulsivi ed del suo più profondo inconscio che esemplificano nel gesto creativo. Opere dinamiche, curiose e vitali come l’artista, ma nello stesso tempo piacevolmente disordinare, in bilico tra emozioni caotiche e trascinanti, in gradoni parlare anche delle crisi s delle incertezze del quotidiano.
La pittura dell’artista non è solo questo.
In continua ricerca ed analisi di sé e del mondo, spazia agevolmente anche nel figurativo, con esiti di forte intensità, tra cui citiamo la serie dedicata alle donne e all’africa, ma anche allo sport. Colpiscono inoltre per una “finta” immediatezza e semplicità i paesaggi, squarci cittadini o di campi, nature morte. La natura è resa attraverso efficaci schematismi, cromie forti che permettono di immergersi in questi piccoli universi, quasi riuscendo ad assaporarne i profumi e le emozioni.
Chiara Girardi

"fuoco nei campi"
Trento, Gennaio 2006
Energie emozionali
La pittura di Mariella Martinelli non è la descrizione immediata e statica di un oggetto, di un paesaggio ma attraverso l’uso espressivo del colore l’artista riesce a rendere il flusso delle emozioni della vita, il suo colore, il suo rinnovarsi dinamico, attraverso l’uso di tinte contrastanti complementari, a volte amalgamati a tinte acquerellate antinaturalistiche che esprimono forza e luce.
Le forme perdono “essenzialità”, si stemperano, divenendo linee energetiche, oblique, curve ma anche frante, morbide fino ad esiti di un “astratto figurativo”funzionali ad una stesura più agevole dei pigmenti cromatici in un continuo gioco tra colore e segno.
La pittura non è più mimesi della natura, ma riesce suggerirne la suggestione, dando vita a figure nascoste e mondi intimi e segreti, in grado di trascinare lo spettatore un vortice di emozioni.
Importante e dominante l’ uso del nero (catramina) in efficace contrapposizione con il rosso, cupo incombere delle ansie e delle inquietudini dell’uomo contemporaneo ma anche rafforzato, evidenziatore delle valenze del colore del fuoco, fonte di energia ed amore.
Al di là delle etichette, mode, regole e correnti artistiche il sentire artistico della Martinelli si esemplifica nella ricerca di uno stile e linguaggio autonomo, non classificabile, derivante dalla ricerca di Matisse e dei fauves, di Kandinski, ma anche agli esiti dell’”Espressionismo astratto”: un’esperienza personale viscerale ed emozionale in grado, per il suo intrinseco pathos, di farsi portavoce di pulsione collettive.
Ad una solida preparazione artistica presso l’Istituto d’Arte di Tento, la Martinelli unisce una forte curiosità e sperimentalismo sia tecnico che stilistico, che fa siche l’artista riesca a rinnovarsi ad ogni opera.
Le regole compositive e cromatiche codificate vengono quindi riscritte a favore delle esigenze della Martinelli, in cui continuo gioco tra pittura e vita.
La sua produzione è popolata da linee sensuali, espressione di un forte Eros.
I suoi quadri sono un’efficace fotografia del suo Es, di impulsi compulsivi ed del suo più profondo inconscio che esemplificano nel gesto creativo. Opere dinamiche, curiose e vitali come l’artista, ma nello stesso tempo piacevolmente disordinare, in bilico tra emozioni caotiche e trascinanti, in gradoni parlare anche delle crisi s delle incertezze del quotidiano.
La pittura dell’artista non è solo questo.
In continua ricerca ed analisi di sé e del mondo, spazia agevolmente anche nel figurativo, con esiti di forte intensità, tra cui citiamo la serie dedicata alle donne e all’africa, ma anche allo sport. Colpiscono inoltre per una “finta” immediatezza e semplicità i paesaggi, squarci cittadini o di campi, nature morte. La natura è resa attraverso efficaci schematismi, cromie forti che permettono di immergersi in questi piccoli universi, quasi riuscendo ad assaporarne i profumi e le emozioni.
Chiara Girardi
Merano, novembre 2005
"lichen"

Tele firmate Mariella Martinelli
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Opere quelle di Mariella Martinelli, che hanno la stessa forza e impalpabilità della musica e che infondono immediatamente un senso di benessere di positività. Il suo è un continuo oscillare tra astratto e figurativo, ma ciò che più colpisce è il sapiente utilizzo dei colori, accesi, mediterranei, che sprigionano un senso gioioso del vivere. Accostamenti cromatici tanto arditi quanto efficaci, in quel loro amalgamarsi per dare vita ad un vortice energetico. Un mondo di forme, circolarità che sembrano emergere da un vortice genetico e che s’impastano matericamente sulla tela. Rossi, gialli, azzurri, verdi utilizzati in tutta la loro forza cromatica percorsi da gocce, colate di catramina E questo elemento cromatico nero sembra essere stato scelto per indicare che comunque nel vissuto di ognuno di noi sempre s’annida un lato oscuro in perenne lotta con quello solare della gioia di vivere. Una mostra quella di Mariella Martinelli, che ha colpito il numeroso pubblico accorso alla vernice e che va ad aggiungersi alle numerose mostre allestite nel corso degli anni in Italia e all’estero.
Gigi Bortoli

Bolzano, maggio 2005
Affascinanti appaiono questi ultimi lavori in cui l’artista rappresenta se stessa come simbolo di tutte le donne le donne del mondo. La donna madre, guerriera, sognatrice sempre pronta ad impegnarsi, evolversi, mutare, lottare con forza verso i propri obbiettivi. Accanto la Martinelli propone una rielaborazione astratta della parte inconscia della psiche femminile, ottenuta con pennellate violente e colori dalla forza valenza simbolica: il rosso come fonte di energia ed amore, il nero utilizzato dall’artista per rafforzare e quindi con valenze estremamente positive, fondamentali per continuare il difficile cammino della vita.
Affascinanti appaiono questi ultimi lavori in cui l’artista rappresenta se stessa come simbolo di tutte le donne le donne del mondo. La donna madre, guerriera, sognatrice sempre pronta ad impegnarsi, evolversi, mutare, lottare con forza verso i propri obbiettivi. Accanto la Martinelli propone una rielaborazione astratta della parte inconscia della psiche femminile, ottenuta con pennellate violente e colori dalla forza valenza simbolica: il rosso come fonte di energia ed amore, il nero utilizzato dall’artista per rafforzare e quindi con valenze estremamente positive, fondamentali per continuare il difficile cammino della vita.
Nicoletta Tamanini
Bolzano, maggio 2005

Bolzano, maggio 2005
Alla mostra personale di Mariella Martinelli, viene presentata una selezione della produzione più recente della trentina, relativa essenzialmente al tema della donna. Distese o in piedi, vestite o seminude, bianche o negre queste donne sono colte in pose sempre diverse ma sempre monumentali e con un rapporto con lo spazio con il quale si confrontano reso intenso dal serrato dialogo di volumi e di colori, costantemente intensi e significanti, che si instaura fra i loro corpi e il mondo che le circonda. In tal modo appaiono di volta in volta, e così è la vita, rassicuranti e inquietanti, dolci e aggressive, espansive e conturbanti. A tale nucleo tematico centrale si affianca una mezza dozzina di quadri del tutto non figurativi. Qui la Martinelli è evidentemente più se stessa e si concentra tutta la sua tensione che nasce dalla studiata giustapposizione di campiture di tinte pastello correlate l’un altra e fatte vibrare dal puro segno nero che le raccorda.
Pietro Marsilli
Bolzano, maggio 2005

Bolzano, maggio 2005
La donna nell’Arte di Mariella Martinelli
La mostra che si è tenuta a Bolzano, dove la pittrice Mariella Martinelli ha voluto proporre una sua immagine dell’universo femminile, offre qualche spunto di riflessione. Circa il contenuto del messaggio, si riconoscono, quasi a guisa di junghiani archetipi, tutti i tipi di donna che nella vita è dato da riscontrare, dalla donna madre, alla donna sensuale che fa intravedere abissi che possono essere piacevoli ed inquietanti al tempo stesso…Del resto la parola “fascino”deriva dal latino ” Fascinum “, che significa, in realtà qualcosa di non precisamente tranquillizzante, al confine con le forze occulte dello spirito (cosa che sapeva il creatore dello slogan pubblicitario di un noto liquore, nel vecchio “Carosello” quando affermava che “il primo sorso affascina, il secondo strega”). Per quando riguarda il fatto artistico in sé gli arditi accostamenti di colore ( che paiono rimandare, per certi versi, al Kandinski del Cavaliere Blu) risultano molto gradevoli, così come va sottolineata l’originale commistione di astratto e figurativo nello stesso quadro, una tecnica pittorica che al pubblico è stata molto apprezzata: alcune donne ritratte richiamano Salvatore Fiume, altre Gauguin ma Mariella Martinelli, che non appartiene ad alcuna corrente o accademia, riesce a caratterizzarsi per un proprio stile davvero originale che fa storia da sé.
La donna nell’Arte di Mariella Martinelli
La mostra che si è tenuta a Bolzano, dove la pittrice Mariella Martinelli ha voluto proporre una sua immagine dell’universo femminile, offre qualche spunto di riflessione. Circa il contenuto del messaggio, si riconoscono, quasi a guisa di junghiani archetipi, tutti i tipi di donna che nella vita è dato da riscontrare, dalla donna madre, alla donna sensuale che fa intravedere abissi che possono essere piacevoli ed inquietanti al tempo stesso…Del resto la parola “fascino”deriva dal latino ” Fascinum “, che significa, in realtà qualcosa di non precisamente tranquillizzante, al confine con le forze occulte dello spirito (cosa che sapeva il creatore dello slogan pubblicitario di un noto liquore, nel vecchio “Carosello” quando affermava che “il primo sorso affascina, il secondo strega”). Per quando riguarda il fatto artistico in sé gli arditi accostamenti di colore ( che paiono rimandare, per certi versi, al Kandinski del Cavaliere Blu) risultano molto gradevoli, così come va sottolineata l’originale commistione di astratto e figurativo nello stesso quadro, una tecnica pittorica che al pubblico è stata molto apprezzata: alcune donne ritratte richiamano Salvatore Fiume, altre Gauguin ma Mariella Martinelli, che non appartiene ad alcuna corrente o accademia, riesce a caratterizzarsi per un proprio stile davvero originale che fa storia da sé.
Achille Ragazzoni
Bolzano, maggio 2005
Bolzano, maggio 2005
L’artista trentina Mariella Martinelli, con la partecipazione a mostre collettive e personali anche all’estero: Germania, Francia, Polonia e Repubblica Ceca, si arricchisce e cerca lo scambio culturale con le altre realtà artistiche europee. In questi viaggi elabora la sua creatività espressa in opere che rappresentano la quotidianità nel cammino dell’essere. Così “La donna nell’arte” quale elemento di assoluta armonia di quel cammino. Le sue opere tra il figurativo e astratto sono espressione di una pittura “visiva”. Figure femminili senza volto dove la tonalità, soffusa, quasi grigia dei colori, rappresenta l’inconscio della donna, la solitudine della maternità o l’intima violenza che subisce in silenziosa sofferenza. Poi con la sferzata di colori, trasmette energia e da luce a quel volto di donna. E’ la rappresentazione di una donna che vuole lottare, che vuole riscattarsi essere presente, reagire con coraggio e s’incammina a passi decisi, senza lasciare la sua sensualità femminile. Martinelli è un’artista virtuosa, infatti, i suoi lavori si sottopongono a un’attenta analisi del visitatore. A mio parere, approfondendo queste testimonianze della quotidianità, che le riesce con assoluta semplicità ci lascia magnifiche immagini di colore, creando una giusta armonia tra tecnica astratta e figurativa, la Martinelli potrà essere sicuramente un punto di riferimento per un nuovo impressionismo contemporaneo.
Michele Luongo
L’artista trentina Mariella Martinelli, con la partecipazione a mostre collettive e personali anche all’estero: Germania, Francia, Polonia e Repubblica Ceca, si arricchisce e cerca lo scambio culturale con le altre realtà artistiche europee. In questi viaggi elabora la sua creatività espressa in opere che rappresentano la quotidianità nel cammino dell’essere. Così “La donna nell’arte” quale elemento di assoluta armonia di quel cammino. Le sue opere tra il figurativo e astratto sono espressione di una pittura “visiva”. Figure femminili senza volto dove la tonalità, soffusa, quasi grigia dei colori, rappresenta l’inconscio della donna, la solitudine della maternità o l’intima violenza che subisce in silenziosa sofferenza. Poi con la sferzata di colori, trasmette energia e da luce a quel volto di donna. E’ la rappresentazione di una donna che vuole lottare, che vuole riscattarsi essere presente, reagire con coraggio e s’incammina a passi decisi, senza lasciare la sua sensualità femminile. Martinelli è un’artista virtuosa, infatti, i suoi lavori si sottopongono a un’attenta analisi del visitatore. A mio parere, approfondendo queste testimonianze della quotidianità, che le riesce con assoluta semplicità ci lascia magnifiche immagini di colore, creando una giusta armonia tra tecnica astratta e figurativa, la Martinelli potrà essere sicuramente un punto di riferimento per un nuovo impressionismo contemporaneo.
Michele Luongo
Repubblica Ceca, Ottobre, 2004

Repubblica Ceca, Ottobre, 2004
. A Mariella Martinelli piace giocare con la vita e con la pittura reinventarsi, osare sempre nuove tecniche e stili nuovi, Prevale tuttavia, come sottolinea la stessa artista, una creatività per lo più istintiva, a volte quasi viscerale, anche se appare evidente il profondo interesse della Martinelli per i maestri dell’Astrattismo in generale e, in particolare, per gli esponenti dell’“Espressionismo astratto.” La pittura dell’artista trentina stupisce, trascinando con la forza di una danza vorticosa di linee, forme e colori. Il movimento, il dinamismo, l’energia che si sprigionano quindi dalle sue opere stimolano, contagiano suggeriscono un prepotente anelito di libertà espressivo - creativa. Vengono proposti arditi e affascinanti accostamenti cromatici in quadri realizzati in acrilico su tela, talvolta con acquerello o tempera su carta. L’originale impiego inoltre della catramina, con una tecnica che ricorda il “dripping” reso famoso da J. Pollock, guida l’occhio alla ricerca, in un impianto apparentemente casuale ed astratto della composizione, di figure nascoste, di paesaggi familiari alla pittrice, di mondi segreti e misteriosi. In altre opere la Martinelli, da sempre interessata ai meccanismi della percezione visiva e allo studio sulla valenza psicologica degli accostamenti cromatici, utilizza un linguaggio basato sulla funzione espressiva – simbolica del colore, sul ritmo prodotto dai rapporti reciprochi fra forme indefinite. Il tutto finalizzato alla creazione di vibrazioni energetiche – emotive positive, essenziali per comunicare un’idea di movimento, di continua evoluzione e anche di ottimismo. “ Atteggiamenti psicologici ” questi, per la pittrice, indispensabili all’uomo di oggi – globalizzato e supertecnologico, ma sempre più fragile e solo – per affrontare il difficile percorso esistenziale.
.
Nicoletta Tamanini
Febbraio 2004
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Mariella Martinelli pittrice
Ho avuto modo in più occasioni di vedere opere di M.M. e di conoscerla personalmente. Ciò che mi ha subito colpito è stato anzitutto la sua forza morale e il coraggio per aprire una strada nel mondo, ormai sempre più difficile, dell’arte, e la sua capacità di rimanere fedele ad un impulso innato, ad una sua natura intrinsecamente “artistica”. Questo suo modo naturale di essere non va in cerca ovviamente di atteggiamenti artificiosi, quindi non si pone il problema di correnti artistiche, di stili né tanto meno di mode. Risponde solo alla necessità di essere se stessa. Ciò nonostante il mio occhio, abituato da decine di anni d’insegnamento a percorrere e ripercorrere le opere di artisti antichi e moderni, è tentato di fare dei confronti e degli accostamenti. Per questo, guardando le opere di M.M. dagli oli ai guaches, opere in cui il colore è indubbiamente l’elemento dominante, mentre la linea. sempre libera e un po’ bizzarra, fa quasi da supporto, ed in cui anche gli intenti più figurativi confluiscono immancabilmente in configurazioni straordinariamente astratte; per questo, dicevo, le opere di M.M. non possono non essere accostate, sia per esiti formali, sia per il “modus operandi” a quei movimenti di espressionismo astratto che trovi in W. Kandinsky il loro iniziatore ed ispiratore.
Tutti i miei auguri.
Giancarlo Carraro
Rovereto, agosto 2003


Il Mal d’Africa vissuto con gli occhi di dentro.
Ha scritto un critico famoso, il Wölfflin, che”il vedere è una cosa che deve essere appresa” Eppure quanti credono ancora che, l’arte possa parlare a tutti, che basti dare un’occhiata ad un quadro, per sapere tutto di esso! Si racconta di un collezionista che, dopo aver acquistato da Cèzanne una delle sue belle tele, gli abbia chiesto candidamente: ‹‹ perché ciò che si dice un buon quadro è così orribile a vedere? ››
Ma un critico assai volte vede con estremo favore un quadro diversamente dal comune uomo della strada, che magari lo reputa un lavoro mediocre, o viceversa stronca ciò che gli altri reputano un ottimo lavoro. Il fatto è che bisogna saper vedere, e in questo caso ha ragione Schopenhauer quando afferma che ‹‹un quadro è come un re, il quale è necessario aspettare che parli prima di noi ››.
Quanti di noi sanno vedere un quadro, leggere dentro di esso quello che l’artista vi ha messo del suo, che non è necessariamente quello che balza a prima vista ai suoi occhi? Perchè il pittore, - così come il poeta sa estrarre come parola, in una susseguenza di versi, l’immagine del mondo che c’è dentro di lui, - il pittore, dicevo, sa estrarre, o meglio liberare l’immagine di ciò che solo lui vede in una cosa ( che sia u n ritratto, un panorama, una natura morta), e riprodurla sulla tela non come la vedono i suoi occhi di fuori, bensì i suoi occhi di dentro. Lo sguardo dentro è un elemento creativo sempre presente i ogni opera d’arte, lo sguardo rivolto all’artista verso la propria interiorità diventa elemento specifico e motivo iconografico sostanziale nell’opera che sa riprodurre.
Questo atto diventa paradigma dell’esistenza, nella quale l’anima sa abbandonare la materia e raggiungere una condizione di piena spiritualità. Un termine non più in uso, “sguardare”, è il termine più appropriato per indicare questo guardare attento, curioso, riflessivo del pittore ma anche dello scultore, del poeta, del filosofo e del fotografo d’arte.
Poeta e pittore fanno metafora di ciò che vedono e sentono, e noi, se ne abbiamo la sensibilità necessaria, riusciamo a riconoscere nella loro opera questo sguardo dentro di sé che vi hanno lasciato come testimonianza, come chiave ermeneutica di lettura.
Questa premessa la ritengo necessaria per capire la poesia e la spiritualità delle opere di Mariella martinelli, che ho già avuto l’occasione di ammirare presso la sede del centro di Cultura Rosmini di Trento. Sulle tele dedicate a questo suggestivo mondo che è l’Africa, il continente nero che per generazioni ha incontrato noi europei. Non si scrive e non si parla forse di Mal d’Africa, vale a dire quella sottile e struggente nostalgia che coglie chi nell’Africa ci ha vissuto, e vivendoci ne ha potuto godere il suo fascino misterioso, inquieto e inquietante? E opportuno con questo termine, Mal d’Africa, io intitolerei le belle, poetiche e spirituali della Martinelli.
Non so se la pittrice abbia veramente conosciuto quel Africa che ha così bene interpretato o se si sia affidata in parte ad esperienze altrui e in parte alla propria sua interpretazione. Cosa di poca importanza, perché basta anche saper cogliere la poesia di una cartolina o di una foto ben fatta, per farne metafora, dargli il proprio marchio di qualità, aggiungervi quello che ha visto il suo sguardo di dentro. Del resto, il romanziere Emilio Salgari, che nei suoi racconti magistrali ha fatto conoscere a noi ragazzi il fascino misterioso del mondo orientale, non si è mai mosso dalla sua Verona. Quello che spicca per prima cosa in questa tematica pittorica è la poesia e nello stesso tempo la vivacità dei colori. I colori sono, in effetti, il simbolo magico e spirituale dell’Africa. E qui, in queste tele, c’è tutto il mondo così diverso dal nostro, con rappresentati alcuni momenti dei riti e delle tradizioni e dei costumi dell’Africa nera, della vera Africa, quella tribale ancora in parte selvaggia ma genuina con i suoi costumi e le sue superstizioni, i vestiti semplici ma vistosi, i tatuaggi e le scarnificazioni, le pettinature complicate e stranissime, le tinture dei capelli e dei denti, con l’uso di inserire degli anelli nel settore nasale e sul labbro inferiore, e un grande numero di braccialetti alle gambe e alle braccia, o collane di conchiglie al collo. Un’Africa che forse non c’è più, o solo in qualche zona ancora risparmiata dalla civiltà.
Un mondo che è rappresentato con grande dovizia di particolari dalla Martinelli, che pare un mondo anche suo, perlomeno sentimentalmente e spiritualmente.
Un mondo, tra l’altro, che mi fa ricordare quello descritto in un libretto della Biblioteca dell’Università Popolare Milanese, dal titolo l’Africa, uscito ancora nel lontano 1914, che conservo gelosamente, e di cui non posso non citare una breve ma interessante passo, che bene si addice a queste tele: ‹‹ Le donne sono a volte orribili di viso; portano i capelli corti, tatuaggi, braccialetti, fazzoletti in testa, ed hanno quasi aspetto di uomini. Cosa naturale per esse è starsene anche quasi completamente ignude, senza provare senso di pudore né di vergogna. Tutte vanno pazze per le stoffe, specie per quelle con i colori vistosi, e quelle di loro che si possono mettere addosso un cencio qualsiasi ma colorato di vivo, si sentono, e vengono considerate dalle altre, infinitamente superiori, delle privilegiate››.
Parole, queste, da mettere in cornice e aggiungere ai quadri della Martinelli. Sarebbero la migliore presentazione, il più efficace commento delle sue opere.
Italo Bonassi
Nogaredo, settembre 1999

Mariella Martinelli ritrova se stessa nella forza comunicativa del colore, dei colori. E sono proprio i colori che nelle sue composizioni si eseguono in una specie di cerchio magico, nel quale figure vere e allucinazioni si confondono in ritmi eccitanti e giocosi.
Mario Cossali

Palazzo Trentini:
La sua pittura all’inizio era di grande irruenza, con toni accesi ed con largo uso di linea di contorno in nero. Recentemente la sua tavolozza si è stemperata, nella ricerca di tonalità più trasparenti, comunque sempre
rimanendo sul confine dell’informale, pur muovendosi spesso da esiti figurativi.Maurizio Scudiero
Trento,aprile 1999

Ci si ritrova nello studio dell’Artista e il discorso fluisce su mille argomenti, dentro la pausa di un caffè; c’e di mezzo il tempo, la brutta stagione e per contrasto si parla d’estate, quando il Villaggio Verde è tutta animazione, via vai di gente, di - sportivi, di velisti, di surfisti, di virtuosi della bici che inanellano giri attorno ai due laghi di Caldonazzo e Levico. La discussione, il conversare hanno predisposto l’atmosfera giusta per girare nel suo atelier, nello studio che odora di vernici. L’Artista ha già appoggiati, disposti i suoi quadri accanto alle pareti…se li figura già appesi nella sala della mostra…ha individuato le angolazioni da cui possono essere visti, ammirati, capiti. Nella mostra precedente a Calceranica, nell’estate 1998, seicento persone hanno visitato le sale di cui Mariella Martinelli esponeva, seicento persone hanno firmato il “ suo libro di bordo”, seicento persone si sono soffermate davanti al ciclo dei suoi atleti e toreri. C’erano “ragazzo sulla tolda della barca a vela” “Volo col parapendio”, “ Amazzone a cavallo “, “Hockey sul ghiaccio”, “Football americano” e poi” Torero”. Alcune di queste tele sono qui a significare una continuità, non ripetitiva ma solo passaggio, balzo in avanti, per presentare altri lavori che hanno implicato ricerca. Martinelli ha in sé l’urgenza di sperimentare in continuità, di provare, di trovare nuovi modi per proporre tele e temi. Le pareti dello studio le sembrano strette, così la troviamo in giro per i paesi, le cittadine, le borgate è ”per farsi la mano” come lei dice, cerca di cogliere con rapidi schizzi a matita figure e persone che leggono – discutono - hanno pose assorte o esprimono inquietudini. La velocità, il movimento sembrano destare il suo interesse in questo periodo… mezzi con il quale intende esprimere il movimento psicologico dei suoi personaggi. Lo sport per lei è grinta – forza – determinazione verso obbiettivi e mete sempre nuove. Ognuno di noi nel suo intimo ha un progetto di vita che gradualmente cerca di perseguire, un progetto di vita che incresce nel confronto con, gli altri, con i contatti fra artisti e con i coetanei, con le nuove amicizie, le nuove conoscenze artistiche e culturali. Ecco allora le nuove tele come “ Golf ” in cui traspare ancora il disegno, ma dal quale prorompe anche tutta l’energia del lanciatore a buca… Boxe dove la tensione dei corpi non impedisce un senso di leggerezza compositiva… Karate dove abbondano i contrasti dei toni verdi - gialli – blu - turchese…Hockey dove i colori ci offrono compiutamente il guizzo repentino, tutto scatti e vita, degli atleti… Ancora alcuni cow boy sulla porta dei ranch, quasi spettatori di un cammino artistico della Martinelli L’ Artista ora si sente libera nel suo lavoro: le forme non hanno per lei grande importanza. Le permettono di stendere il colore, le tinte, le vernici, gli oli, le tempere come espressione dei suoi stati d’animo. Vorrebbe inseguito raggiungere l’abilità, la capacità di esternare i sentimenti, la pienezza della vita, gli stati d’animo più profondi di quando va dipingendo, dei personaggi che propone, che osserva. Si misura perciò con tecniche particolari che possono rendere la scabrosità dei caratteri…si intravedono visi devastati, appena abbozzati, corpi resi con tratti veloci, al fine di raggiungere il cuore della gente, sentire profondamente, sentire con tenerezza, esprimere il calore dei sentimenti. Martinelli vuole raggiungere una pittura piena di evento e significato. Se disegnare / dipingere è come lavorare, il suo sforzo è volto a “. bucare il muro che separa la realtà e la sua rappresentazione”. Prepara nuovi studi : le sue chine immediate, quelle sulla diaspora del Ruanda, del Burundi, sull’Africa e le donne dell’Africa, sulle figure statuarie di quel immenso continente, figure avvilite dolenti per le guerre e i contrasti tribali. poi altre chine , sulla guerra, sull’esodo del Kosovo, della Bosnia… chine semplici, altre acquerellate, ma con una resa immediata di quella umanità sconfitta e tormentata. Il suo discorso pittorico si avvia anche verso questa pista: in futuro ci potrebbe essere una mostra, una collaborazione con questi disegni - schizzi – impressioni. Alle pareti del suo studio sta nascendo un’altra rassegna, è in nuce un’altra personale, sta per nascere per articolarsi: le tele sono 8/10…Maschere di uomini…angeli…uccelli… persone…città deserte…un focolare…Sono tele fresche, brillanti, fasciate da una brillante cornice nera, forme libere, colori che si fanno forma, per cercare altri modi di comunicare. L’Artista si è presentata a questo appuntamento predisponendo un numero di tele capaci di offrire una panoramica completa delle sue pitture. Ora saranno gli ospiti dell’ Associazione “ Dante Alighieri “ sezione di Trento, accolta presso il Centro Rosmini a decretarne il successo.
Luciano De Carli

Caldonazzo, giugno 1989
Mariella Martinelli abita a Calceranica ed affronta per la prima volta il giudizio del pubblico.
I suoi quadri esprimono un carattere forte, forse un tantino battagliero, ed ama esprimersi con colori vistosi di sicuro richiamo per il visitatore. Sotto, sotto però rivela una sensibilità d’animo, una dolcezza negli accostamenti quasi alla ricerca di fondere la pittura con la poesia in un’unica interpretazione.
Mario Pacher
Mariella Martinelli abita a Calceranica ed affronta per la prima volta il giudizio del pubblico.
I suoi quadri esprimono un carattere forte, forse un tantino battagliero, ed ama esprimersi con colori vistosi di sicuro richiamo per il visitatore. Sotto, sotto però rivela una sensibilità d’animo, una dolcezza negli accostamenti quasi alla ricerca di fondere la pittura con la poesia in un’unica interpretazione.
Mario Pacher


